“Circospetti ci muoviamo”: antologia del ricordo indelebile che è Genova 2001

Circospetti ci muoviamo. Genova 2001: avere vent’anni, a cura di Michele Vaccari
Effequ, 2021

Vent’anni sono trascorsi dal G8 di Genova del 2001. Vent’anni dalla violenza, dalle proteste, la morte e il trauma: un trauma sociale, indelebile come il sangue e la paura. Io avevo sei anni, non ricordo niente di quel giorno: non ci fu paura a casa mia, non ricordo particolari clamori. Tutto quello che so è arrivato a me dopo, da chi a Genova c’è stato , da chi non c’era ma che ha sentito tutto, da chi mi ha raccontato cosa hanno significato quei giorni terrificanti per la nostra memoria storica.

È alle soglie di questi venti anni che Effequ ha  pubblicato questa antologia di racconti: Circospetti ci muoviamo. Genova 2001: avere vent’anni, a cura di Michele Vaccari. 12 racconti di 12 autori e autrici, eterogenei per età, stile, genere e background. È proprio questo carattere antologico, il colore prismatico che la raccolta assume grazie ai racconti, a dare la dimensione (almeno ideale) di quello che Genova fu: una serie infinita di versioni dei fatti, una sfilza di gruppi, esperienza, rimostranze e traumi. Ogni racconto merita d’esser narrato, ogni ferita merita d’esser mostrata. I racconti ci ricordano con insistenza cosa significa ricordare e di qual è il valore sociale della memoria.

Ogni storia arriva con forza nella coscienza del lettore, e ogni racconto punta l’accento su un momento diverso: c’è chi si concentra sul momento dell’avvenimento storico e chi, come Daniele Vicari nel suo racconto Non, prova a pensare al momento presente, alla situazione attuale dopo vent’anni dai fatti. È questa la domanda da porsi dopo una lettura del genere: cosa è cambiato? Cosa è rimasto dolorosamente uguale?

Non ci sono risposte, non da parte mia ma nemmeno da parte degli autori e autrici dei racconti; quello che resta è la descrizione di uno stato di cose, è il ricordo testardo e giusto, è la narrazione di una vita che prosegue anche se con tutte le riserve di chi non riesce a “farsi capace”.

Circospetti ci muoviamo. Genova 2001: avere vent’anni è un testo necessario per inaugurare questi primi vent’anni di memoria, straordinario nella sua potenza e nel suo dignitoso dolore. Sarebbe bello, anzi, ci sarebbe ancor più bisogno di sapere come ricostruire dalle macerie di Genova 2001. Non ci viene data una soluzione, i racconti dell’antologia si “limitano” a forzarci il ricordo (o informarci, come nel caso di chi, come me, era troppo piccolo o piccola per ricordare autonomamente). Forse tra altri vent’anni avremo una soluzione, una proposta per ricostruire, oppure guarderemo ai fatti del G8 come l’inizio di un processo inesorabile di rinnovamento. Chi lo sa, noi ci rivediamo tra vent’anni.

Clelia Attanasio

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