Ondina o l’ira del fuoco: il mistero e la fantasia nel poetico giallo storico di Irene Gracia

Sono molti  i tipi di lettori a cui verrebbe da consigliare Ondina o l’ira del fuoco, un romanzo in cui  l’ambientazione storica della scena teatrale della Berlino di inizio Ottocento è solo il punto di partenza e che si rivela una combinazione poco prevedibile di generi, tecniche narrative, personaggi e miti di ogni tempo. Fra le pagine del libro di Irene Gracia si trovano a loro agio gli appassionati di storie in costume e narrazioni biografiche, ma chi preferisce un formato più breve lo apprezzerà come raccolta di racconti fiabeschi e mitologici dai risvolti spesso inquietanti, mentre gli amanti del giallo seguiranno le indagini su un crimine surreale che matura in un ambiente di anime artistiche e, almeno in teoria, eccelse. A fare da cornice il Romanticismo nascente e il suo immaginario letterario che travalica i  limiti fantastici per conquistare la capitale tedesca e le vite dei suoi abitanti.

Il romanzo è il racconto in prima persona della protagonista, la cantante Johanna Eunicke, che, ormai anziana e in punto di morte, rievoca le vicende legate all’opera che ha dato inizio alla sua carriera quando era ancora adolescente. Johanna ci racconta di un gruppo di attori che, sul punto di mettere in scena lo spettacolo rivoluzionario e totalizzante sulla leggenda della ninfa Ondina, quasi si trasformano nei personaggi che interpretano, racconta di un debutto e di un successo grandioso e di un evento inaspettato che nel giro di una notte mette fine a questa avventura . Il compositore Hoffmann è convinto di poter individuare il responsabile del fallimento della sua Ondina e organizza una cena in cui ognuno dei sospettati – in sostanza chiunque fosse coinvolto nella rappresentazione – possa raccontare delle storie e condividere riflessioni. Crede così di poter sondare la psiche, i desideri più segreti e proibiti di ognuno.

I personaggi del romanzo si presentano attraverso le loro stesse fantasie e le proprie ossessioni. C’è chi, grazie alla leggenda, tenta di spiegare la magia dell’arte di Michelangelo e Botticelli, chi inventa fiabe sugli amori impossibili di re di mondi immaginari, chi riferisce macabre storie di annegati e pianoforti stregati, chi riflette sul tema del doppio e dell’identità, chi immagina nuovi miti ambientati nell’Antica Grecia. Ondina o l’ira del fuoco è nel complesso una grande narrazione polifonica che, invece di restituire un’immagine della realtà, rivela gli universi interiori delle figure che la portano avanti: paure, pulsioni, ma anche atteggiamenti sociali e pose attoriali.

E mentre questa curiosa indagine si svolge all’insaputa di tutti, la Johanna adolescente e sua sorella minore Katharina fanno il loro ingresso nella società degli adulti e ne conoscono le miserie: i matrimoni infelici, l’amicizia tradita e l’avidità ma anche la pazzia e la malattia, presentati però con la leggerezza che solo la percezione della fatalità può donare. La serata si trasforma per le giovani in un’amara lezione di vita sul fallimento esistenziale e le prepara a un futuro che quasi mai conduce  dove avevamo giurato di andare.

L’attenzione riservata alla voce – quella dei cantanti e attori e quella dei personaggi – è costante all’interno del romanzo e ne fornisce una chiave di lettura: la voce è ponte tra l’interno e l’esterno, tra la fantasia e la realtà ma anche tra l’individuo e la comunità.

Il tono ironico, distaccato o esageratamente coinvolto della scrittrice, la cui voce trapela dalle parole di Johanna, rende il lettore spensierato mentre lo spinge ad addentrarsi nella riflessione, proprio come avviene da bambini con le fiabe. E proprio come tutti i miti l’interpretazione non è data dal narratore, nemmeno in maniera velata, ma lasciata a chi legge: ciascuna storia avrà tanti significati quante sono le persone che la ascoltano.


Cecilia Cerasaro

Cecilia Cerasaro

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