I mutamenti del corpo e dell’anima: processi famigliari in Bravissima, di Paola Moretti

Paola Moretti, Bravissima
66thand2nd, 2021

Teodora è una bambina determinata e volitiva, fa ginnastica artistica – anzi no, ritmica – e ha una disciplina da fare invidia a uno spartano: si lancia nell’avventura con testardaggine e caparbietà, nonostante l’apparente reticenza della madre. Ma qualcosa non va: già dalle primissime visite di controllo il medico aveva evidenziato qualcosa di strano, ma la bambina è portata, è brava, potrebbe andare in serie A.

Qual è il confine, quindi, tra bravura e infanzia? Quanto si è disposti a rinunciare, in un contesto sportivo in cui la rinuncia è conditio sine qua non, in nome del talento? Soprattutto, la domanda che si pone Paola Moretti in Bravissima (66thand2nd), è: da genitori, quanto bisogna stare lì a osservare e quanto, invece, è necessario intromettersi, anche a costo di farsi odiare dai figli?

La trama

L’avventura inizia quando Antonella e Claudio, i suoi genitori, si trasferiscono dal Nord in una cittadina del Sud che affaccia sul mare: Teo scopre la ginnastica ritmica e, contestualmente, di essere bravissima in quello sport. L’agonismo, però, comincia a diventare preoccupante, soprattutto agli occhi della mamma Antonella, che guarda alla figlia come un essere a volte vicino, a volte lontanissimo. Sembrano due pianeti distanti, Antonella e Teodora, legate solo dalla forza invisibile della parentela e dell’amore, di cui forse si dimenticano di tanto in tanto. Un incidente cambierà di molto le prospettive famigliari e, forse, riporterà un po’ di equilibrio in questo trio – madre, figlia, padre – che si orbita intorno senza mai riuscire a comunicare davvero, se non proprio alla fine.

Paola Moretti in Bravissima, edito da 66thand2nd, dipinge perfettamente il quadro di un rapporto madre-figlia difficile, come può esser difficile il rapporto tra una bambina e una donna diverse e simili allo stesso tempo, come è difficile il rapporto con una persona in transito dall’età infantile all’età adolescenziale: non si è né carne né pesce, la propria identità è in mutamento e, soprattutto, viene messo in discussione il legame genitoriale: si diventa conflittuali, testardi, silenziosi, lamentosi, non si capiscono più le scelte di chi, fino a poco tempo prima, ci sembrava un semi-dio.

I mutamenti dell’animo: madre e figlia a confronto

Se la ginnastica ritmica è un ottimo espediente letterario per analizzare da vicino i cambiamenti e i tormenti di Teodora, Bravissima ha anche il pregio indiscusso di riuscire a mettere in luce gli effetti della “età di mezzo” anche sui genitori, in particolare su Antonella. Cosa accade nella mente di una madre che, fino a pochi mesi prima, era abituata a convivere con un altro tipo di essere umano? Cosa scatta nella mente di un genitore che vive quella transizione e si pone delle domande: dovrò far valere la mia autorità? È giusto lasciarla fare e basta? Qual è il confine tra libertà e lassismo? Quanto conta l’autorità di un genitore in un delicatissimo momento di evoluzione?

Antonella rivede il suo ruolo di madre, moglie e anche la sua identità di donna – che aveva scelto di prendersi cura della figlia – grazie agli squilibri famigliari, a dimostrazione che le “famiglie Mulino Bianco” non solo non esistono ma che, se esistessero, sarebbero disfunzionali. Il conflitto, la lotta, gli scontri concedono lo spazio di riflessione e rivalutazione dei propri ruoli famigliari, e il risultato è quello di un’elasticità maggiore, un rapporto più profondo. I conflitti concedono la possibilità di conoscere l’altro a un livello più intimo: è vero per i rapporti di coppia, ed è vero per i rapporti tra figli e genitori.

Paola Moretti risponde alle domande di una madre in crisi e ne analizza il processo psicologico con minuzia e pazienza; è la sua opera prima. Lo stile è delicato e curato, con pochi guizzi e virtuosismi, e per questo di piacevole lettura e scorrevolezza. Paola Moretti si insinua tra le pieghe di una famiglia come tante, normale e anormale come tutte, ne racconta le asperità, le dolcezze e le crepe; lo fa con uno stile asciutto, forse un po’ troppo, ma con autenticità, restituendo al lettore la sensazione di esser tornati indietro alla propria “stagione di mezzo”.

Clelia Attanasio

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