I demoni dei nostri tempi

“Per sconfiggere questa forza, questo culto, c’è bisogno di una forza che stia dalla parte dell’amore, di Dio… quindi, in quanto sciamano, sono come un essere multidimensionale, ok? Sono in grado di percepire molteplici frequenze diverse oltre ai miei cinque sensi, il che mi permette di vedere questa dimensione superiore dove tutte queste entità: questi pedofili, questi stupratori, questi assassini, tutte queste persone molto altolocate… cioè che là quasi si nascondono nelle tenebre, ma nessuno lo può vedere perché il loro terzo occhio non è aperto.” [Jake Angeli “QAnon Shaman” attivo nelle proteste al Campidoglio americano del 6 gennaio 2021. Tratto da un’intervista rilasciata alla televisione austrica in Arizona, estate 2020]

La magia è ovunque tra di noi

“Nuove situazioni richiedono nuova magia”. Così, nel lontano 1937, il grande antropologo britannico Sir Evans-Pritchard ci racconta la realtà degli Azande, una popolazione del Sudan meridionale.  In una delle più importanti opere di sempre dedicate allo studio della stregoneria, Evans-Pritchard, armato di sensibilità etnografica senza precedenti, spazza via la presunzione e la condiscendenza con cui generazioni di accademici e amministratori coloniali avevano raccontato le pratiche magiche delle popolazioni dell’Africa subsahariana. Per l’uomo occidentale, fino ad allora, la stregoneria non poteva essere altro che un’illusione della mente primitiva, frutto della fantasia di un’umanità ancora bambina se non spacciatamente selvaggia. Dopo mesi ed anni di convivenza tra gli Azande, Evans-Pritchard s’era convinto di tutt’altro: la stregoneria non era il frutto di una mancanza di logica, ma piuttosto era una logica diversa. Il compito dell’antropologo non era quindi quello di puntualizzare una deficienza, ma piuttosto quello di spiegare a parole nostre una differente visione della realtà: non, cioè, sminuire l’Altro come pretesto per dominarlo, ma tradurre per costruire un ponte di inter-comprensione.

Ottant’anni più tardi, nell’ambiguità di un mondo globalizzato e (forse) post-coloniale, sia l’accademia che il mondo politico sembrano aver accettato a grandi linee la validità della sfida postaci da Evans-Pritchard. Che ciò sia dettato da una visione costruttivista della realtà umana, o semplicemente dal “politicamente corretto”, ci guardiamo bene dal dare del “selvaggio” o dell’”irrazionale” alle ultime, inoffensive briciole di alterità esotica rimaste al mondo, siano esse sufi yemeniti o cacciatori amazzonici, sperduti in qualche landa remota, come nella teca di un museo. Fatichiamo, d’altro canto, ad estendere questa magnanimità all’irrazionale ch’è tra di noi. Anzi, ci fa paura, ribrezzo, schifo. Più è vicino, meno è legittimo.

Eppure la magia è ovunque tra di noi. Ora più che mai. E benché lo spettro d’una Entzauberung weberiana, una “modernità disincantata”, s’aggiri ancora nei paradigmi delle scienze sociali, demoni e forze occulte stanno plasmando la nostra realtà. Deforestazione, 5G, vaccini controlla-cervello, sette demoniache di pedofili che controllano la finanza e la politica internazionale. Queste immagini non sono (soltanto) le visioni di un folle – il pazzo è, per definizione, solo nel suo mondo –, ma sono forze tangibili capaci di muovere le masse per le strade di Roma, Washington, Bombay. L’internet ne è una culla, ed è a sua volta uno strumento mistico, calderone di “fake news” capaci di magicamente pilotare le masse, fabbricare voti, statistiche, attriti sociali, controllando la politica globale come fosse una bambola voodoo.

Se la modernità capitalista razionale non è che “fake news” essa stessa, altro non si può dire del mondo socialista – il più accanito dei profeti del disincantamento –, ormai defunto da decenni, se mai fu. In Russia, evaporato l’oppio del marxismo, l’occulto è più forte che mai. La chiesa ortodossa è ormai il cardine dell’identità nazionale, lo sciamanismo è risuscitato vigorosamente in Siberia, e il misticismo della New Age occidentale ha trovato nei nuovi russi una clientela tra le più devote. Nell’inverno del 2019, un gruppo di sciamani buriati davano fuoco a cinque cammelli in un rituale dedicato “alla gloria della madrepatria Russia”, mentre Aleksandr Gabyshev, “sciamano guerriero ortodosso” della Jacuzia, partiva a piedi per Mosca (un tragitto di circa 6’000 km) per “scacciare dal Cremlino Putin il Demone” al suono del suo tamburo sciamanico. L’arresto di Gabyshev e il suo ricovero forzato in una clinica psichiatrica hanno scatenato proteste per le strade di pressoché tutte le maggiori città siberiane. La risposta mediatica occidentale ed anti-Putin si è rivelata nettamente dalla parte di Gabyshev: la sua “irrazionalità” non era altro che l’espressione di una cultura esotica in una nazione autocratica e quindi già di per sé irrazionale poiché anti-democratica; una nazione che non lascia ai propri cittadini altra voce se non quella del misticismo, non altro potere se non la magia. Insomma, se battaglie mistiche tra demoni e santi avvengono in terre lontane e demoniache, tutto bene. Se il campo di battaglia dovesse essere invece il cuore della “razionale” democrazia occidentale, allora no.

I fatti di Washington

Almeno, così si potrebbe dedurre da ciò che è stata la risposta di giornalisti ed accademici alle proteste avvenute a Washington il 6 gennaio scorso. Simbolo della protesta che ha portato un gruppo di sostenitori di Trump ad invadere il parlamento statunitense sono stati il torso nudo e tatuato, le corna e lo stravagante capello di castoro di Jake Angeli, “sciamano QAnon”. Per settimane i giornali di mezzo mondo ci hanno raccontato la follia, la confusione, la ridicola tristezza di un ragazzo con un passato difficile, e con una psiche labile. Ci si è riso sopra e si è fatta la morale, ostinatamente trasformando Angeli nel simbolo della follia, dell’irrazionalità, dell’illegittimità di tutta la protesta. Poco dopo, nel suo discorso inaugurale, Biden si è trovato a dover dire la sua su questi eventi, culmine di tutta una presidenza, quella di Trump, a dir poco controversa. Le parole chiave del suo discorso sono state dunque “verità”, “razionalità”, con l’obbiettivo di spazzare via tutto ciò che era accaduto come fosse stato un incubo, la trista allucinazione d’una fetta d’America impazzita. Eppure l’incubo s’era avverato. I demoni, i grandi e potenti pedofili e trafficanti d’uomini che popolano la cosmologia dei “QAnon” erano riusciti a portare una massa di persone ad irrompere nel Campidoglio. Avevano avuto un potere reale, tangibile, e contro di loro si stavano mobilitando in tutta America migliaia di persone.

Tradurre, non giudicare

Al contempo, un’altra forma di potere si celava sotto la parola “verità” pronunciata da Biden. Questo concetto ha infatti risuonato con un’altra grande fetta d’America, con i media e le accademie, che in gran parte non hanno né voluto né potuto comprendere l’apparente follia di movimenti come quello dei “QAnon”. Ebbene, è dinnanzi a questa molteplicità del potere, capace d’impossessarsi delle immagini e dei concetti più disparati per celarvisi, esserne trasportato, che l’antropologo, lo studioso della realtà, o semplicemente colui che cerca, è chiamato, come ci invita Evans-Pritchard, ad un compito di traduzione e non di giudizio. È qui che il ricercatore è chiamato a descrivere, decifrare le distinte, ma ugualmente reali e legittime, realtà che danno vita a questo potere e alle sue contradittorie manifestazioni, siano esse magia o ciò che Biden chiama “verità”.

Si tratta qui di un potere che può essere fisico ed esercitato sugli oggetti e sui corpi, come quello di un alchimista o di un guaritore, ma che può essere anche retorico, ideologico, come quello dei politici, oppure ancora nozionistico, come lo è il potere di un ingegnere o un accademico. Quando Gabyshev o Angeli si danno il nome di “sciamano”, rivendicano dei poteri e delle conoscenze non posseduti da altre persone, senza distinguere tra le categorie del politico, fisico o accademico. Dopotutto, questa categorizzazione del sociale, come sostenuto da Latour, non è che un sintomo della nostra modernità, quella stessa modernità disincantata immaginata da Weber. È piuttosto una nozione di potere foucaultiana che ci risulta utile nella nostra analisi: il potere inteso come forza autonoma, non emanata o posseduta da individui, ma manipolabile attraverso l’utilizzo di corpi, parole, simboli. Il potere inteso come “ciò che fa agire in un certo modo” e che quindi include sia la coazione fisica di una catena che non permette il movimento, come anche quella di una legge che dissuade dal muoversi o di un incantesimo che immobilizza.

Cos’è la magia?

La magia è dunque politica, poiché la magia è una forma di potere. Politico è pure il negare la magia – una forma di censura, per l’esattezza. Poiché – il caso di Angeli e dei “QAnon” come quello di Gabyshev ce lo mostrano bene – le preoccupazioni, emozioni ed ansie che vengono mediate dalla magia sono vere, costituiscono la realtà vissuta quotidianamente da milioni di persone in tutto il mondo, e sono quindi legittime e degne di essere espresse. Quando Angeli parla di trafficanti pedofili demoniaci e operatori finanziari onnipotenti produce una retorica potente poiché si nutre d’immagini che riflettono, hanno un’affinità ontologica con la realtà emotiva di una porzione crescente della società americana. Quella di tutti coloro che si ritrovano con una gioventù buttata al vento come fosse stata “rapita”, “stuprata”, e un senso di impotenza, perdita d’identità e alienazione in una società che nega a milioni di persone prospettive di vita appaganti e mezzi per comprendere ed agire nel mondo della finanza e della politica.

L’idea, sostenuta da tanti negli ultimi mesi in America, che l’occulto e la sua retorica non siano compatibili con la pratica politica di una “democrazia moderna”, viene smentita costantemente da ciò che avviene in altre parti del mondo. Basti pensare alla recente incorporazione della Pachamama (divinità rappresentante la Madre Terra) nelle costituzioni boliviana ed ecuadoregna, accompagnata da eventi simili in Nuova Zelanda. Oppure la recente lotta di varie popolazioni indigene del Perù per il riconoscimento giuridico di certe montagne sacre come veri e propri esseri viventi dotati di ragione (come le ritiene la cosmologia indigena), capaci quindi di opporsi autonomamente allo sfruttamento industriale. Per tanti anni tali rivendicazioni sono state ridicolizzate dalla classe politica, in quanto ritenute “irrazionali” e quindi illegittime nel contesto politico o legale. Eppure rimane innegabile che le ansie e le preoccupazioni delle comunità che vedono nello sfruttamento economico delle proprie montagne sacre l’uccisione di un uomo erano e sono reali e legittime. Condannata alla censura politica e legale, questa retorica ha ritrovato una voce grazie alla nascita di movimenti ambientalisti capaci di tradurre ed appropriarsi di queste immagini. Un’operazione atta non necessariamente alla comprensione, quanto ad aumentare il potere di una certa retorica politica ben differente da quella indigena, e quindi incapace di renderle piena giustizia. Le possibilità espressive, in termini concettuali ed emotivi, di cosmologie diverse eccederanno sempre, infatti, le capacità di qualsivoglia ‘traduzione’ nella retorica della ‘razionalità’.

Conclusioni

Da qui l’invito ad un’analisi di tipo antropologico, prospettivista, degli eventi americani. Invece che interpretarli come battaglia tra una retorica legittima, politicamente corretta e razionale, ed una pericolosa, ingannatrice ed irrazionale, dovremmo invece addentrarci nella materia stessa dell’”irrazionale”, cercare di vedere il mondo attraverso logiche diverse. Penetrare dunque nella sostanza delle immagini attraverso le quali persone come i “QAnon” raccontano il mondo, come nelle profondità di una psiche collettiva. La letteratura ci è di grande aiuto, l’arsenale ermeneutico che ne deriviamo ci permette una discesa nelle dimensioni delle emozioni e dell’irrazionale senza rimanerci “pietrificati”. È proprio la “metafora letteraria” che come uno specchio, sostiene Calvino nelle sue Lezioni americane, ci permette di guardare obliquamente in faccia ai nostri demoni interiori, come Perseo dinnanzi alla Gorgone. Ciò non significa che dobbiamo prendere Jake Angeli, lo “sciamano QAnon”, sul serio. Ciò vuole invece essere un appello a riconoscere il palese potere dei demoni di cui Angeli ci parla. Esorcizzarli insieme, invece che deriderli, ci darebbe la possibilità di ricostruire ponti in una modernità occidentale sempre più divisa, forse perché ancora immaginata attraverso ideali ormai confutati da più di un secolo. Tradurre la magia invece che ostinarci a sfatarla ci permetterebbe di restituire legittimità ed una voce a tutti coloro che si esprimono, semplicemente, in modo diverso. E chissà, forse nelle profondità della psiche della nostra società riscopriremo il valore di essere anche un po’ sciamani.


Articolo di Michelangelo Chini.

Michelangelo Chini è studente all’Accademia Diplomatica di Vienna, Austria. Originario del Canton Ticino, in Svizzera, detiene una laurea in slavistica e lettere classiche e un master in antropologia sociale dell’Università di Cambridge, Regno Unito. Dal 2013, all’età di 16 anni, frequenta regolarmente la Siberia meridionale, dove lavora l’estate come interprete e coltiva un interesse per le culture dell’Asia settentrionale e del mondo post-sovietico. Nel 2017 studia letteratura medievale russa presso la facoltà di filologia dell’Università Statale di San Pietroburgo, Russia. Nel 2018 assolve un praticantato presso l’Ambasciata di Svizzera ad Astana, Kazakistan. Nel 2020, completa un progetto di ricerca sullo sciamanismo buriato e la digitalizzazione nel contesto post-sovietico. Parla correntemente sei lingue ed è un amante della letteratura russa, in particolare la poesia.

Redazione

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