“Liquefatto” di Hilary Tiscione: un on the road della rovina

Liquefatto, Hilary Tiscione
Alessandro Polidoro Editore, 2021

“Liquefatto”, il romanzo di Hilary Tiscione edito dalla Alessandro Polidoro Editore, parte forte, spinto, anche crudo. Non ha paura di presentarsi al lettore in modo audace, non ha paura di intimidire. Nel mio caso mi ha spronata ad andare avanti, a chiedermi il perché di quel racconto in prima persona così disincantato.

Si tratta della storia di Maddalena, che nelle pagine del libro non viene quasi mai nominata, tranne che nelle ultime battute: Maddalena vive una vita sregolata, tra amanti, alcol e cocaina, consumata dal senso di colpa e contemporaneamente dall’inettitudine. Sostanzialmente odia la sua vita, ma non fa nulla per cambiare rotta. Uno scossone a questa malsana routine arriva sotto forma di due biglietti aerei, andata e ritorno, per lei e la sua migliore amica Lia, verso Los Angeles; così vicina a Las Vegas, un luogo non propriamente adatto alla redenzione o alla conversione. Maddalena decide di partire, incinta di poche settimane, non si sa di chi, e raggiungere Tito, un vecchio amico-amante, con il quale lei e Lia intraprenderanno un on the road della rovina. La narrazione, seppur breve, non è frenetica, anzi procede meticolosa: tappa dopo tappa, assistiamo ad un cedimento fisico e psichico di Maddalena che si punisce in modo quasi masochistico

andando incontro a braccia aperte alla propria fragilità mentale. Forse, in qualche frangente, prova anche a chiedere aiuto, ma le persone che la circondano non riescono a comprendere.

Tuttavia, Maddalena non può dire di non essere amata, il punto è proprio questo: è lei stessa a non amarsi, a non prendersi cura né di se stessa né della creatura disgraziata che porta in grembo.

Forse qualcuno potrebbe pensare che Maddalena meriti tutto ciò che le capita, ma non dobbiamo dimentichiamo di trovarci di fronte a una donna sperduta, spaesata.Per certi versi, è facile provare empatia per lei.Quello che più ho apprezzato nel romanzo, a parte l’andamento dell’avventura di Maddalena con Lia e Tito, di questa psichedelica corsa vero il nulla che tanto ricorda i film americani tra motel da quattro soldi e gli infiniti panorami della Route 66, è la scrittura dell’autrice: come ho detto all’inizio, quella della Tiscione è una scrittura puntuale, cruda, ma non per questo asciutta o troppo riassuntiva. Al contrario, Hilary fa un uso meraviglioso di aggettivi e metafore, accostando parole che non sembrano andare d’accordo, ma che una volta lette diventano subito memorabili.

Per citare solo qualche esempio, Hilary parla di rumore appuntito, sangue fondente, sordida malasorte, aria sferica, sapore fulvo, obliquità amara, rospo monacale, deserto negromante.

L’insieme è armonioso, musicale, sensuale. Si percepisce un’attentissima ricerca degli accostamenti, del modo in cui descrivere una determinata azione, un gesto, un paesaggio, uno stato d’animo. È in questi ultimi difatti che l’autrice dà il suo meglio: attraverso le parole intime di Maddalena, così dolorose e al tempo stesso disilluse, come se quello che succede non stesse succedendo proprio a lei, riusciamo ad immedesimarci nei suoi conflitti, pur non avendone vissuto di simili.

I dialoghi sono telegrafici, velocissimi. L’autrice fa venir quasi voglia di conoscere i suoi personaggi, per poter fare loro delle domande, per chiedere il perché di questo o di quello.

Voltando l’ultima pagina mi sono resa conto di avere molto in comune con Maddalena, di condividere alcune delle sue ansie, di avere avuto gli stessi dubbi, di aver affrontato gli stessi periodi bui, come ognuno di noi a modo suo affronta.

“Gli umani hanno talento per il dramma”, dice lei stessa  lungo il romanzo.

Si potrebbe darle torto? Sicuramente non tutti, per fortuna, sperimentano gli stessi tormenti, ma nessuno di noi è esente dai problemi della vita.

Liquefatto ci ricorda proprio che è di questo che siamo fatti: di sentimenti molli, fragili, che sgusciano via, senza darci la possibilità di controllarli. Si infiltrano dentro e fuori di noi e ci lasciano a fare i conti con il risultato.

Anche Maddalena infine tirerà le somme, contenta o forse no, del suo di risultato.

“Stupidi tutti quanti, tutti noi che abbiamo la convinzione che le cose scomposte e ricomposte poi funzionino”

Deborah D'Addetta

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