Ritorno a Hanging Rock, nel non-luogo del nebuloso

A.A. V.V., Ritorno a Hanging Rock
Arcoiris Edizioni, 2022

Ritorno a Hanging Rock – il cui titolo è una citazione al film di Peter Weir del 1975, Picnic at Hanging Rock – è una raccolta di racconti del terrore, prima pubblicazione di Trema, collana di Edizioni Arcoiris che accoglie “letteratura nera raccapricciante, fantastica, inquietante, fantasmatica”, a cura di Emanuela Cocco.

Perché Trema? Come ha detto Franco Pezzini nell’introduzione al testo, l’indicativo o l’imperativo di questo verbo evocano il mistero, l’esoterico, la traccia simbolica che può essere evocata e mai nominata. Da questa consapevolezza si procede in questa raccolta di tredici racconti verso l’ignoto, la sorpresa, ma anche la trasformazione e la possibilità di accogliere l’inaspettato.

La raccolta prende l’idea di base del film di Peter Weir – e dell’omonimo romanzo di Joan Lindsay da cui il regista australiano trasse ispirazione – per rielaborarlo in forme sempre diverse, cosa che solo una raccolta di racconti di autori diversi può permettersi. Proprio questa forma narrativa privilegiata rappresenta il punto di forza di questa prima uscita della collana Trema; i racconti scandagliano ogni sfaccettatura del nero, macabro, scabroso e fantasmagorico. Le storie riescono a confondere e conturbare il lettore senza lasciarlo andare: in Conservazione della specie di Lucia Ghirotti leggiamo di un corpo che si fonde con la natura e di un bambino che, alla ricerca del suo pallone, intuisce qualcosa. Tra le pagine che scorrono, ci sembra quasi di poter percepire l’essenza e la trasformazione – che, nel caso in corpo in decomposizione, sono la stessa cosa – di un protagonista morto che, in realtà, rende viva tutta la narrazione. Ancora, a proposito di trasformazioni, Pierluca D’Antuono ci porta in un noir del terrore – da ammiratrice di Bolaño, non posso che apprezzare di sfrutta il genere poliziesco con intelligenza e maestria – col suo racconto La sparizione.

La raccolta ha poi anche il pregio di riuscire a sperimentare e integrare la letteratura nera e fantastico in diversi veicoli narrativi: il poliziesco, il racconto classico, ma anche il carteggio – come nel caso del racconto di Sara Mazzini: Una volta io sono scomparso [NOF4 was here] – e storie che prendono spunto da eventi storici realmente accaduti, come l’eclissi del 15 febbraio 1961 preso come spunto nel racconto di Silvia Tebaldi: L’eclissi. Questo è non solo un merito per Emanuela Cocco che ha curato la raccolta, ma è anche la dimostrazione di come sia possibile far dialogare i generi letterari tra loro e far scaturire qualcosa di originale e innovativo, senza calcare la mano ma lasciando confluire le idee e le forme narrative in modo coerente. Certo, è anche questo elemento di sperimentazione e commistione a contribuire a far emergere nel lettore un senso di spaesamento e straniamento; i punti fermi sono pochi e fumosi, è difficile trovare elementi di consolazione nelle storie, o anche tra un racconto e l’altro.

D’altronde è questo il vero obiettivo della raccolta, forse: viaggiare nel non-luogo del nebuloso, dell’ambiguo, di ciò che può accadere e non accadere al contempo. La raccolta appare come una soglia di sospensione pura dove l’equivocità e il mistero sorgono spontaneamente, senza forzatura, come se vi appartenessero in modo ontologico. A corroborare questa sensazione ci sono le illustrazioni di Cristiano Barricelli e Sergio Caruso, che riescono a evocare sempre i sentimenti di angoscia, terrore, straniamento e oscurità che la raccolta vuole rimandare al lettore.

Concludendo, Ritorno a Hanging Rock è la perfetta introduzione al mondo della letteratura nera, un modo eccellente di inaugurare la collana Trema, della quale non vedo l’ora di scoprire la prossima uscita.

Clelia Attanasio

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