Commedie del vespero e della notte: l’umanità secondo Livio Santoro

Livio Santoro, Commedie del vespero e della notte
Edicola Ediciones, 2022

Con “Commedie del vespero e della notte”, Livio Santoro ha scritto un libro che è tante cose: non una raccolta di racconti, non un diario di frammenti, ma un’opera non classificabile in alcun genere e fruibile da qualsiasi prospettiva che chi lo legge può o vuole assumere.

È, infatti, chi legge a decidere cosa sta leggendo, che tipo di libro ha tra le mani e come vuole goderne. Tra le righe, voli pindarici continui, per un flusso di esperienze narrate che ingarbuglia e scompiglia ogni senso logico: si narra di un uomo che scava le sue fosse per morire e finirci dentro innumerevoli volte come fosse un immortale o di una comunità che per sfuggire al dolore collettivo sacrifica un uomo che, come un Cristo, soffra per tutti; narrazioni, queste, intervallate da descrizioni di visioni in cui ogni elemento diventa animato, “animismo cresimi delle pietre” per usare un’espressione dello stesso autore, pensieri accartocciati e dipanati in frammenti brevi e intensi, canti idilliaci e distopici insieme, racconti brevi che acquistano senso dopo la prima confusionale lettura, preghiere imbastite su credo misconosciuti… quelle di Livio Santoro sono insomma commedie variegate che acquistano i colori e le sfumature cullanti del vespero o quelle cupe della notte, laddove la commedia non è che l’escamotage migliore per narrare l’umanità e scorticarla per raggiungere profondità sconosciute e inimmaginabilmente assolute, universali.

Commedie del vespero e della notte è un libro breve, di sole ottantotto pagine, ma che necessita una lettura attenta e compitata. Allora potremmo dire che Commedie del vespero e della notte è una serie di ritratti di un’umanità spaiata in luoghi immaginari e che si dissipa in mondi sospesi in una scrittura incredula e insieme efficacemente d’impatto. Si schiudono mondi del pensiero filosofico e immaginifico, nonché profondamente rivelanti dello stesso animo dell’autore Santoro, per uno stile che non ha precedenti simili, ma che è il parto di un genere che non permette di definirsi né vuole farlo. Commedie del vespero e della notte diffonde così tra le righe atmosfere di riflessione e turbamento che sfidano costantemente il lettore a non arrendersi all’inutile utilità della scrittura.

Così come è difficile collocare il libro di Livio Santoro, è altrettanto complicato riuscire a definire con esattezza cosa l’autore abbia creato e come ci sia riuscito poiché tutto ciò che è racchiuso in questo libro cessa continuamente di essere ciò che è per diventare immediatamente qualcos’altro, assumendo così la consistenza propria della scrittura, quella di eternità e infinitezza che sono poi, volendo, ed essendo caparbiamente e fiduciosamente sognatori, la consistenza di ogni essere umano, di ogni forma di vita che ci circonda o di quella che ancora non conosciamo. È per questo che Livio Santoro sembra un visionario (che è poi tipico dell’essere scrittori), una penna acuta e attenta, con una potenzialità immaginifica elevata e un senso del possibile sconfinato. Tutta l’impotenza di chi legge, di fronte a una forza così invasiva, è accettare la possibilità di non comprendere a fondo dove l’autore voglia arrivare o cosa esattamente stia comunicando, ma affidarsi al proprio intuito e alla propria interpretazione, che, di certo, per Livio Santoro, non saranno mai sbagliate.


Marica Gragnaniello

Redazione

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