Contro la sacralità della poesia

Può diventare uno scoglio anche tra i lettori più navigati ed avidi – un tipo di letteratura percepita spesso come ingessata ed inafferrabile, destinata solo a pochi accademici capaci di sviscerare ogni verso di invisibili significati. La poesia soffre ormai di un posto molto marginale nel mercato editoriale, è più facile trovare chi la scriva che chi la legga; ci sono poche fortunate raccolte che diventano best-seller, ma troppo spesso soffrono di uno stile dilettantesco che non usa appieno le caratteristiche del proprio genere – e che comunque restano casi isolati, una tassella del domino che non è piazzata bene e quindi non fa cadere la successiva.

            Conversando nei miei circoli per cercare di capire quali difficoltà esattamente ponesse la poesia, mi ha colpito particolarmente l’affermazione non so come devo prenderla; affermazione applicata tanto ai sonetti petrarcheschi che alle poesie mediocri postate online da autori anonimi: la qualità dei versi, la loro complessità retorica o il loro contenuto non renderebbero più semplice l’approccio. È un discorso che non può essere valido per tutti, ovviamente, ma che mi è parso comunque un buon punto di partenza per provare a capire quali siano gli ostacoli e come aggirarli per avvicinarsi al genere senza sentirsi in soggezione. Lo scopo di questo articolo è dunque quello di mettere sul tavolo una serie di poesie che si spogliano della loro sacralità, e che in virtù del loro stile e del loro contenuto arrivino al lettore senza bisogno di un manuale d’istruzioni – quello che a scuola veniva insegnato per i grandi classici, e che anche da adulti finisce per restarci impresso nel cervello, come se dovessimo ancora dimostrare al professore di aver capito quel che abbiamo letto. Il fatto che esista (ed è sacrosanto esista) uno studio delle arti non vuol dire che l’arte debba essere studiata per essere capita: essa parla a chi la fruisce anzitutto ad un livello viscerale, emotivo, estetico, che non può essere giudicato giusto o sbagliato ma che è ciò che le dà un valore universale. Mentre la prosa, anche quella classica, si è perlopiù liberata della sua aura di sacralità ed inviolabilità, la poesia viene ancora percepita come qualcosa fuori portata.

            Cerchiamo dunque di trasformarla in qualcosa di più accessibile.

            Slam Poetry

            Movimento purtroppo molto diffuso nel mondo anglofono e poco in quello italiano, la slam poetry ha ottenuto il suo picco di popolarità online negli anni tra il 2012 e il 2018, in cui le esibizioni di alcuni fortunati artisti hanno raggiunto anche picchi di quindici milioni di visualizzazioni. Le sue origini in realtà risalgono però molto più addietro: nasce infatti nel 1984 a Chicago, quando il poeta Marc Smith ha iniziato a sperimentare con nuove forme di poesia recitata per discostarsi da una scena letteraria che riteneva troppo rigida, incastrata in schemi che non davano abbastanza libertà creativa. È una forma di spoken word che però non si accompagna a musica o esibizioni di danza, ma fa affidamento unicamente sul poeta e sulle sue capacità interpretative, e che si accompagna ad un’importante componente agonistica: il contesto della slam poetry è infatti quasi sempre quello di un torneo tra poeti, in cui manche dopo manche i giudici determinano il vincitore.

            Ciò che rende la slam poetry approcciabile da chiunque è proprio la sua componente teatrale e drammatica. È una vera e propria esibizione, in un certo senso un ritorno alle origini del genere, che è nato come forma d’arte orale – si libera delle rigidità previste dalla poesia intesa in senso classico, del contesto accademico e abbottonato che si associa all’idea di lirica, senza rinunciare per questo ad un linguaggio evocativo. Il coinvolgimento empatico dato dal trasporto dell’interprete permette di accettarla ed accoglierla a livello viscerale, complice anche il fatto che il genere sia caratterizzato da una forte componente di interesse sociale e/o autobiografica. I temi più ricorrenti infatti (anche se non definiscono il genere) spaziano da problematiche sociali alla convivenza con i disturbi mentali più svariati.

            Anche se ormai la sua popolarità su internet è calata, la slam poetry continua a venir performata regolarmente in club, teatri e bar; come accennato, in Italia non ha avuto la stessa fortuna che all’estero, ma se vivete in una grande città vale la pena provare a cercare un locale che ospiti eventi a tema, ed eventualmente sperimentare il contesto in prima persona. Ma, se non doveste averne la possibilità, internet è un mezzo che viene incontro alle vostre esigenze: anche se non raggiungono più i milioni di visualizzazioni di qualche anno fa, infatti, le esibizioni di slam poetry vengono ancora postate su vari canali tematici sia in italiano che in inglese. Qui di seguito alcuni titoli diventati ormai dei classici che possano darvi un’idea abbastanza comprensiva del contesto, recitati in inglese ma provvisti di sottotitoli, e anche alcuni canali (italiani e inglesi) da navigare a vostro piacimento.

            Una premessa necessaria, tuttavia, è che la slam poetry ha una componente fortemente emotiva – da qualcuno definibile anche lacrimevole, che punta alle emozioni del pubblico con metodi considerabili “facili.” Questo sarà un giudizio che ognuno costruirà per sé; ma è importante tenerlo a mente se siete in un momento della vostra vita, o della vostra giornata, in cui non siete della disposizione d’animo giusto di farvi strappare dagli occhi qualche lacrima.

            I canali principali da navigare in merito sono PoetrySlamIT (per esibizioni in italiano) Poetry Slam Inc e Button Poetry (per esibizioni in inglese, ma quelle con più visualizzazioni, come quelle riportate di seguito, spesso sono fornite di sottotitoli sia in lingua che in italiano).

            Tra i poeti più popolari rientra sicuramente Neil Hilborn, specialmente con le liriche autobiografiche in cui parla di salute mentale: OCD(che si trova anche tradotta e interpretata in italiano dal doppiatore Gianandrea Muià sul suo canale personale), The Future, e la collaborazione con la poetessa Ollie Schminkey, One Color, che tratta il tema dello stupro. Sulla stessa linea tematica Explaining My Depression to My Mother di Sabrina Benaim. Non sottotitolate in italiano, che mescolano il tema della depressione con la lettera d’amore, 14 Lines from Love Letters or Suicide Notes di Doc Luben e Healing di Nayo Jones. Per esibizioni incentrate sul tema sociale invece, anche queste purtroppo non tradotte ma sottotitolate in lingua, To Be Black and Woman and Alive di Crystal Valentine e Aaliyah Jihad, sul tema della discriminazione contro le donne di colore – sempre di Crystal Valentine, sempre sul tema della discriminazione razziale, Black Privilege – e Dear Straight People di Denice Frohman, sul tema dell’omosessualità.

            Ovviamente questa lista non è assolutamente esaustiva, ma è solo un piccolo elenco di alcune delle poesie più apprezzate – un assaggio del genere, un invito a mettere la punta delle dita in acqua per capire se la temperatura è giusta per fare il bagno. Vanno intesi come un punto di partenza da cui cominciare a navigare, approfittando della libertà data dalla fruizione di contenuti online.

            Poesia Scritta

            Molti poeti di spoken word, che siano del contesto del poetry slam o meno, hanno pubblicato anche raccolte più o meno brevi di poesie pensate unicamente per la forma scritta; se però la forma orale non vi dice nulla, o più semplicemente non è riuscita a colmare il divario tra voi e la poesia intesa in senso classico, forse i due autori presentati di seguito faranno al caso vostro.

            Una delle autrici italiane più conosciute, ma comunque non ancora abbastanza apprezzate, è Alda Merini – per quanto come consiglio possa suonare banale, lo è proprio in virtù dell’universalità e della semplicità delle sue poesie. I suoi versi sono ricchi di immagini metaforiche ma estremamente vive, concrete: si materializzano davanti agli occhi e danno un senso palpabile ad ogni parola che si legge. Le sue poesie si incentrano su tematiche seppellite nell’animo di ciascuno ma espresse in maniera sempre fresca, mai scontata – sofferenza, amore, riscatto, perseveranza: sono concetti universalmente comprensibili, ma non vengono mai trasmessi in maniera prevedibile o noiosa.

            Le poesie della Merini comunicano usando un linguaggio non quotidiano ma intuitivo, e per loro natura si prestano bene alla lettura in singolo – errore troppo comune, infatti, è comprare una raccolta o una silloge e cercare di consumarla tutta d’un fiato, come si fa con un romanzo. Di per sé non è una pratica sbagliata (nella lettura non esistono pratiche sbagliate, dopotutto), ma per la maggior parte delle persone la cosa può risultare in una vera e propria indigestione. Per sua natura, la poesia è pregna di significati ed immagini spesso di carica emotiva molto forte, e ne basta una per saziare – ed in questo senso quest’autrice è perfetta come primo approccio al genere: al contrario di altri scrittori, le cui poesie sono pensate come anelli di una catena che non andrebbero staccati l’uno dall’altro, può infatti essere consumata un verso alla volta. Lo stesso sito ufficiale mette a disposizione dei visitatori una parte accuratamente selezionata della ricchissima produzione della Merini, che potete utilizzare come punto di riferimento per cominciare la vostra conoscenza con l’autrice.

            Durs Grünbein è uno scrittore originario di Dresda, e attualmente è una delle voci più significative della poesia tedesca, che in Italia è arrivato principalmente con le magistrali traduzioni di Anna Maria Carpi. Cresciuto nella Repubblica Democratica Tedesca ai tempi della guerra fredda, in una Dresda che era stata completamente rasa al suolo dai bombardamenti della guerra, Grünbein prende le parti più grigie e monotòne della vita e le estetizza, cristallizza in versi. La sua è una poesia ancorata saldamente agli aspetti più palpabili della realtà – è un respiro di storia, di politica, di scienza, che viene plasmato in un canto di altissimi picchi lirici. Utilizza un linguaggio meno trasparente della Merini, più enigmatico; non incentrato sull’emotività pura, ma su immagini plastiche che immortalano stati d’animo, riflessioni, momenti.

            Non c’è qualcosa che non possa essere poesia in Grünbein: una schiena sudata a letto, un sottopassaggio, la lastra di un osso rotto; tutto ha posto tra i suoi versi, nulla è troppo banale o squallido. Se volete scoprire la bellezza di una città fatta di cemento, dal cielo grigio e il clima freddo, difficilmente troverete un insegnante migliore della sua poesia.


Francesca Parlapiano

Redazione

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