La Dorsale: i prodromi di una guerra nel primo volume della trilogia di Maria Gaia Belli

Maria Gaia Belli, La Dorsale: L’Anno del Ferro
Effequ, 2021

Il mondo descritto da Maria Gaia Belli è totalmente altro dal nostro – c’è una catena montuosa lunga quanto il mondo, ci sono i draghi, c’è un’Accademia militare situata sui monti, dove giovani di ogni tipo e sorta si arruola – eppure non potrebbe essere più simile – c’è l’elettricità, c’è povertà, un divario sociale immenso e profondo – ed è questa la vera forza del primo volume “L’Anno del Ferro” della trilogia “La Dorsale”, edito da Effequ.

Il testo è diviso in tre parti, ognuna delle quali approfondisce la vita e la storia di uno dei tre protagonisti: Kam, Luk e Key. Kam è stata comprata da un Generale e vive proprio sulle asperità della dorsale, lavora sodo per sopravvivere e non conosce la tecnologia. Nella città di V. invece incontriamo Luk, protagonista della seconda parte del romanzo, il quale è costretto a vivere di lavoretti e piccoli furti per sostenere la sua famiglia. Nell’ultima parte della storia incontriamo Key, figlio di uno degli uomini più illustri e ricchi del Nord della dorsale; non sa cosa sia il sacrificio, il dolore, la fame e l’assenza dei comfort. A unire queste tre vite, distanti e apparentemente inconciliabili, sarà l’Accademia, dove i tre si arruoleranno per i motivi più disparati.

L’autrice ci intriga con tanti interrogativi che si accumulano a mano a mano che la storia avanza, lasciandoci con l’acquolina in bocca proprio alla fine di questo primo volume della trilogia: la storia si conclude proprio all’apice, come è giusto che sia. Possiamo solo aspettare il secondo capitolo per cominciare a mettere insieme le briciole che la Belli ha sapientemente seminato lungo tutto l’arco narrativo.

Se c’è quindi una cosa che ha colpito la mia lettura è senz’altro il ritmo: l’autrice ha senza dubbio il quadro d’insieme molto chiaro e conduce la storia con la penna sapiente di chi sa come devono andare le cose: mentre il lettore partecipa alla storia, la Belli sta già pensando al prossimo colpo di scena. Questo elemento è cruciale ed è parte integrante della ottima riuscita non solo del primo capitolo, ma dell’intera trilogia.

Altro elemento che vale la pena menzionare è lo stile: l’autrice si comporta in questo testo come un camaleonte, che adatta le sue parole sulla base dei personaggi cui sta dando voce. Ogni personaggio, soprattutto i tre protagonisti, ha una sua voce ben riconoscibile che si struttura anche sulla base del proprio background culturale ed emotivo: lo stile della Belli è al servizio della caratterizzazione dei suoi personaggi, e questo è un elemento di grande pregio.

Infine, inviterei chiunque abbia qualche dubbio sul genere fantasy a leggere “La Dorsale: L’anno del ferro”, solo per avere il gusto di ricredersi da tutti i pregiudizi che – purtroppo, ancora nel 2022 – questo genere trascina con sé: il fantasy non è un genere di serie B, chi scrive di fantasy non è meno capace e non è più superficiale di altri. Anzi, ci sono storie che parlano di noi senza che ce ne rendiamo conto: La Dorsale è senza dubbio una di queste storie.

Clelia Attanasio

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