Quaerere consiglia – Settimana n. 7

Settima puntata della rubrica “Quaerere consiglia”: una volta a settimana, per tutta l’estate, un membro a turno della redazione darà i suoi consigli letterari per l’estate: sette libri per sette giorni, così da dare degli spunti di lettura di ogni genere e sorta. Questa è la settimana n. 7, clicca qui per leggere i consigli della scorsa settimana. Ti aspettiamo ogni lunedì per nuovi consigli letterari fino a settembre!

Ludovico Ariosto, Orlando furioso (1516)

La prima volta che lessi l’inafferrabile materia magmatica del Furioso, con le sue avventurose storie che si aprono e si dipanano come i viottoli tortuosi di una kasbah o di una città portuale senza fine, capii di non aver capito (nel senso etimologico di capĕre, “prendere”) non dico nulla, ma quasi. L’Orlando furioso è uno di quei miracolosi capolavori che, come soltanto le grandi spedizioni sapevano fare, ci fanno invecchiare un po’, in un viaggio che in realtà non siamo noi a compiere, perché è appunto il viaggio stesso che, letteralmente, fa noi.

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari (1940)

A leggere le (mancate) avventure della vita di Giovanni Drogo, protagonista del grande romanzo di Dino Buzzati, è inevitabile immedesimarcisi. Non coincide forse questa nostra esistenza, troppo spesso e in buona parte, nell’estenuante e infinito cursus honorum che altro di meglio non può offrire, in definitiva, dalla contemplazione di uno sconfinato deserto d’inedia? Non coincide forse con questa barbarie lo spettacolo acre e meraviglioso della vita?

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno (1947)

Il primo romanzo di Calvino, ancora così distante dai virtuosissimi detours metaromanzeschi e metaletterari dell’autore (dalla trilogia degli Antenati a Se una notte d’inverno un viaggiatore), ci parla della guerra – meglio, delle guerre – dall’innocente prospettiva dell’infanzia, di chi si trova coinvolto, suo malgrado, nelle pieghe più infelici della Storia ed è costretto a farne parte, in un’ottica che è tanto più preziosa in quanto è proprio nei bambini che origina e alberga, nella sua forma più genuina, il sentimento grave della giustizia.

Giuseppe Berto, Il male oscuro (1964)

Apparso quasi come il canto del cigno del realismo letterario italiano, Il male oscuro è una lunga confessione, amara e finissimamente ironica a un tempo, che coinvolge a pieno la biografia del suo autore e tocca, inevitabilmente, le corde più recondite di ciascuno di noi, il nostro male oscuro. Dell’opera, unica nel suo genere e nello stile (che risente lontanamente del migliore Svevo), si consiglia la lettura, se possibile, comodamente adagiati sul divanetto del proprio psicanalista.

Michael Crichton, Andromeda (1969)

In tempi di pandemia, gioverà riproporre uno straordinario thriller distopico-apocalittico di Michael Crichton, la cui trama è incentrata sulla diffusione di un letale agente patogeno alieno, trasportato sulla Terra da un satellite segretamente predisposto per il recupero di eventuali forme di vita virulente negli strati più alti dell’atmosfera. Dietro un entusiasmante romanzo, echeggia, quanto mai attuale, il monito sulla spregiudicatezza della civiltà umana nel suo rapporto con la natura.

Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore (1981)

Mentre l’Italia guarisce dalla guerra e getta le basi per un suo tossico benessere, il sanatorio palermitano della Rocca, ricovero dei tubercolitici sospesi tra la vita e la morte, diventa il teatro sommesso dei sopravvissuti rari nantes. Un ultimo scampolo di umanità, malata e malconcia, malinconica e fragile, recita lì i suoi ultimi atti (e i suoi ultimi amori) sulle direttive del medico curante, il Gran Magro, mastro burattinaio e caricatura di una morente, piccola divinità.

Roberto Deriu, La pantera di Bultei (2018)

Una bestia dormiente, a torto relegata dai più ai miti della credenza popolare, spalanca di nuovo i suoi occhi rossi nel folto delle foreste barbaricine; una faglia si riattiva, nella terra e nella storia, facendo tremare la Struttura Ufficiale, padrona del potere e della società. Un antichissimo manoscritto, vergato in una lingua sconosciuta, compare e riappare nei più remoti angoli e villaggi dell’isola, braccato e conteso da chi sa che da esso dipenderà il destino del mondo: la Struttura, la Chiesa e i Prelati Prescelti, la segreta confraternita delle Marionette Ammaestrate. Che volete di più?

Andrea Macciò

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