Quattro poesie e un poema: “Niente di personale” di Fabrizio Venerandi

Fabrizio Venerandi, Niente di personale
Argolibri, 2021

Quattro poesie e un poema: questo il contenuto del volume di poco meno di duecento pagine che già dalla copertina intriga per il misterioso accostamento tra un Dante Alighieri pixellato e un cuneo anale con annessa coda da volpe rossa.

Sul totale il poema occupa circa centotrenta pagine e si intitola Words from the afterlife: parole dall’aldilà. Cosa sarà mai questo fittissimo elenco di vocaboli in ordine alfabetico, che inizia con la preposizione a ripetuta per circa duemila volte e include parole come trombetta, galeotto, selva, dimonio, pasto? Non penso di fare alcuno spoiler dato che la soluzione al mistero è riportata anche nella quarta di copertina: “Venerandi […] riscrive la Commedia in ordine alfabetico”.

Ovviamente io non ho letto per intero le centotrenta pagine (ma ammirerei moltissimo chiunque decidesse di farlo) ma mi sono divertito a lungo a testare la presenza di tutti i componenti di alcuni tra i versi più iconici del capolavoro dantesco. Finito il divertimento, mi sono però domandato: provocazione e performance a parte, qual è il vero significato artistico dell’operazione?

A comprendere (o meglio: a interpretare) mi ha aiutato proprio la copertina, nonché i titoli e il contenuto degli altri quattro componimenti che costituiscono (e aprono) il resto del libro.

L’Alighieri pixellato è proprio la disgregazione in atomi della Commedia, mentre il sex toy che molto gli somiglia (vedere per credere) è lo spam in gran parte pornografico utilizzato per comporre delle poesie che sono vere e proprie rappresentazioni della nostra epoca.

 Così, le nude parole dall’aldilà, private completamente dal loro contesto, vengono messe in contrapposizione a parole che provengono da altri mondi altrettanto alternativi al nostro quanto potrebbero esserlo Inferno, Purgatorio e Paradiso: il mondo della navigazione Internet in generale, quello dello spam, quello delle pubblicità associate a notizie di serie B (ma anche D) e quello dei motori di ricerca.

La prima poesia contiene messaggi di errori di un browser, selezionati ma intoccati.

La seconda elenca messaggi di spam ricevuti dall’autore – ma con le seconde persone trasformate in prime e i tempi presenti in passati. I versi generati producono un effetto esilarante, ad esempio il mio membro era piccolo / l’ho allungato con un metodo sicuro derivato dalla classica frode commerciale: il tuo membro è piccolo? Allungalo con un metodo sicuro.

Il terzo componimento trascrive, in un sistema di strofe, annunci commerciali di prodotti scadenti presi da giornali online.

Il quarto invece elenca per quasi trenta pagine alcune autentiche stringhe di parole inserite in motori di ricerca e rappresenta il peggio possibile dell’umanità: da pornografia sia blanda che estrema e perfino illegale, passando per notizie di vecchia attualità esilarante o drammatica e timide ricerche di novizi del sesso – probabili adolescenti allupati. You are looking for you, il titolo della poesia: stai cercando te stesso. Emblematico.

Cinque brani poetici che insieme sviluppano qualcosa che è in fondo niente di personale:il titolo della raccolta. Un insieme di parole casuali che arrivano a noi da altri mondi irreali, sognati, o comunque molto distanti dalla quotidianità di una persona normale, almeno in apparenza (la rifinitura della copertina è fatta in modo da riflettere parzialmente il volto del lettore, quasi uno specchio).

Un insieme che ha l’audacia di mettere sullo stesso piano il più grande capolavoro della letteratura italiana (nella sua interezza!) e la peggior volgarità generata dall’uomo comune.

Riuscendoci in pieno.


Gabriele Esposito nasce a Venezia nel 1983; è dottore di ricerca in Economia. Il suo romanzo sperimentale “Giocattolosa” è stato pubblicato a puntate dalla rivista “Malgrado le mosche”. Suoi racconti sono o saranno su “Verde”, “Suite italiana”, “Il mondo o niente”, “Altri Animali”, “Crack”, “Sulla quarta corda”, “Micorrize”, “In allarmata radura”, “Kairos”, “Pastrengo”, “Narrandom”, “Salmace”, “Risme”, “Quaerere”, “Bomarscé” ed “efemera”.

Redazione

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