Alchimia e psicoanalisi: i simboli inconsci nel teatro della nostra mente (parte III)

Il presente articolo è la terza parte di una serie di tre articoli riguardo alchimia e psiche. Rispettivamente, i tre articoli sono: “Il teatro come metafora della psiche, tra il maschile e il femminile”, “Psiche e Coscienza” e “Conclusioni: la crescita”. Clicca per leggere la prima parte e la seconda parte!

Parte III: Conclusioni; la crescita

Se siete arrivati fin qui, proviamo a fare una ricapitolazione: dalla Materia Prima (grande Madre), avviene una prima separazione tra Sole e Luna, (principio maschile/paterno e principio femminile/materno); e da questa emergono quattro elementi, fuoco (intuizione), acqua (sentimento), aria (intelletto) e terra (sensazione).

In base al proprio temperamento, si può scegliere una inclinazione solare o piuttosto una inclinazione lunare. Ma adesso proviamo ad esasperare l’uno e l’altro aspetto, provando a immaginare i possibili effetti psicologici di una “iperbolizzazione” delle due inclinazioni isolate; ne deriva che il Sole, con l’eccessiva attività può condurre all’ansia, la Luce, invece, con la sua eccessiva umidità può condurre alla depressione.

Da bambino, e con questi primi strumenti a disposizione, l’individuo indaga la prima realtà partendo dalle disposizioni della famiglia, delle tradizioni, l’educazione, la religione, l’insegnamento scolastico e così via. Tutto questo vissuto portato avanti per molti anni noi chiamiamo Io. Ora, immaginate che tutte le cose suddette siano delle etichette con cui l’individuo si identifica, poiché tutto questo lui lo chiama “Io”.

Tornando per un attimo al viaggio dell’eroe, l’archetipo che conduce alla crescita interiore è il Cercatore. Questo può esprimersi in due modi: come Cercatore/Viandante, che è “un’ottava superiore” all’Innocente o al Girovago, che gira in tondo senza mai avvicinarsi alla crisi iniziatica. Il Cercatore è mosso dalle potenze Erotiche (Eros filosofico): è alla ricerca di ciò che gli manca, questa spinta lo conduce lontano dal suo stadio ordinario seguendo “una voce che grida nel deserto” coperta dalla coltre di nebbia. Questa voce è la sua Vocazione. Scrive James Hillman ne il codice dell’anima: “Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.” 

Il Processo di crescita

Non si cerca più qualcosa di esterno che ci dica chi siamo, o che ci aiuti ad identificarci, ma un ritorno verso la fonte della vita stessa. Ma non bisogna ingannarsi, ché questo entrare in sé non diventi una fuga dal mondo, una regressione agli stati infantili.

Per poter iniziare un lavoro interiore dobbiamo mostrarci osservatori, prendendo le distanze, essendo partecipi delle proprie metamorfosi interiori, ma non identificati in esse in una relazione Io-Non Io.

Il processo non si limita al solo guardare: anzi, lo scopo è quello di raggiungere il principio delle manifestazioni del pensiero, l’Io Sono. La prassi è stata chiamata in tanti modi: impresa, guerra, edificazione, risveglio. Il fine è sempre lo stesso, ovvero renderci conto che quello che noi chiamiamo “Io” è solo una manifestazione sublunare. In verità non abbiamo mai visto il “Cielo”, la “Luna” e il “Sole”, ma soltanto la loro descrizione, le loro proiezioni, le loro ombre.

Le emozioni e la ricerca del sè

All’interno di questo percorso archetipico e simbolico, le emozioni giocano ovviamente un ruolo molto importante. Sono la bussola interiore, ci fanno comprendere quando saliamo o scendiamo, quando andiamo avanti, o ci stiamo fermando, quando ci apriamo e quando ci chiudiamo. Le emozioni accolgono le mutazioni dandole una tonalità, un colore, un sapore, riempiendo di contenuto la forma dei pensieri; non fanno distinzioni fra ciò che è soltanto immaginato da ciò che è reale. Per esempio, una madre che ha paura che accade qualcosa al figlio uscito in motorino, ed è in ansia tutta la sera aspettandosi il peggio.

Queste manifestazioni interiori della zona sublunare divengono il nostro mondo, e il risveglio da queste illusioni è duro, dice Jung a proposito in Mysterium Coniunctionis.

Le prassi che conducono a questo risveglio dell’occhio interiore ricordano molto i tre mondi della Divina Commedia di Dante. Lasciando correre per un attimo gli entusiasmi eroici iniziali, questa entrata in noi stessi, questa iniziazione, in senso di In-Ire (andare dentro) è tutt’altro che semplice. Gli strumenti possono essere vari, dalla pratica dell’estasi filosofica di Tommaso Campanella alla meditazione zen, dalla psicanalisi junghiana alla psicosintesi di Assagioli e alle pratiche iniziatiche.

Il Cercatore deve districarsi nei vari metodi, tutti validi in sé, ma non validi per tutte le persone. In questo contesto, bisogna dire però che la psicanalisi non ha e non può avere lo stesso scopo dell’Iniziazione vera e propria. Qualunque sia la prassi che si vuole seguire , deve (o dovrebbe, poiché non tutti possono riuscirci)  condurre l’individuo da “essere pensoso ad Essere Pensante” (Martinez de Pasqually). In altre parole, da individuo che si pensa addosso immerso nel suo mondo sublunare ad un Essere che trascende il mondo sublunare per raggiungere lo spirito Solare.

Per ricordare un monito di Jung: “Dobbiamo accettare le forze oscure e smettere di proiettarle su oggetti esterni. Ma che cosa è l’accettazione? Ci sono cose che non si possono accettare. Se l’analisi è condotta onestamente si arriva a un problema insolubile, che non ha vie d’uscita. (…) Nessuno sa affrontarla, nessuno sa che fare. Ebbene, andate a dormire. Pensate al vostro problema. Vedete che sogni fate. Forse il Grande Uomo, l’uomo che ha due milioni di anni, parlerà. Quando non c’è via d’uscita, solo allora si fa sentire la sua voce. L’impulso a diventare ciò che si è, è invincibilmente forte e ci si può sempre contare, ma ciò non significa che le cose si risolveranno in modo positivo. Se voi non siete interessati al vostro destino, l’inconscio lo è […]. il Grande Uomo, può in un solo colpo cambiare radicalmente la faccia delle cose: ovvero può succedere qualunque cosa. In tal modo si impara a conoscere la particolare intelligenza del Grande Uomo (…) si impara a conoscere noi stessi. È questo il modo di procedere in situazioni che appaiono disperate e irrisolvibili. Il punto è: tu, personalmente, come risponderai a questo? Perché lì si è soli, come è giusto, davanti alle più alte scelte etiche. L’etica non è le convenzioni; l’etica è tra me e il Grande Uomo. (…) La vita è ineffabile. Non possiamo, non dobbiamo tradirla. È come la via dello Zen: affilata come un coltello, ma anche tortuosa come un serpente. Occorrono fede, coraggio e sincerità e pazienza infinite.”

L’archetipo che accompagna questo viaggio è quello del Distruttore: è un incontro con la Morte, quella che gli alchimisti chiamano Opera al Nero. Basilio Valentino scrive in Azoth: “Eccomi, io porto sulle spalle il Cielo e la Terra; li osservo minuziosamente scrutandoli a fondo, dapprima con prudenza, poi con semplicità, fino a conseguire la dovuta ricompensa […] Opera richiede soltanto l’Azoth ed il Fuoco: il che non significa altro che lavare, cuocere, dissolvere, putrefare, coagulare e fissare.”

Il Mondo dell’azione

Ma che cos’è, precisamente, il Mondo nel quale ci muoviamo? Schopenhauer scrisse: “Il mondo è la mia rappresentazione” alludendo a Maya, l’illusione di tradizione induista, e che questa rappresentazione è spinta dalla volontà di vivere inconscia, che lo spinse a scrivere poi ne Il mondo come volontà e rappresentazione: “Il mondo è la mia volontà”.

La mentalità indiana ritiene che la coscienza sia contruttrice del mondo, ritenendo l’Io, (Atman personale) un gioco di Maya, l’illusione. Galimberti scrive ne l’ospite inquietante: “Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la descrizione che di volta in volta il mito, la religione, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo. Una descrizione attraverso parole stabili, collocate ai confini dell’universo per la sua delimitazione e all’interno dell’universo per la sua articolazione.”

Ognuno vive intrappolato nel suo mondo, lo crea da sé stesso e per sé stesso a sua immagine e somiglianza nei propri pensieri con le proprie idee. Elemire Zolla, inoltre, ne Le meraviglie della Natura -introduzione all’alchimia: “come riacquistare la sensibilità e le arti alchemiche? Guardandoci d’attorno con esultanza. Soltanto a questo patto, sollevando una gleba odorosa, spiccando un frutto, contemplando le iridescenze di gioielli o di cascate, lo splendore di un incarnato umano o di una liscia pelliccia o di una folgorante colata di metalli, forse si saprà sentire la presenza animatrice che ha plasmato e va plasmando queste materie, e ora le stringe e indurisce nel pugno, ora le sbriciola o fa scorrere liquidamente tra le dita, ora le accarezza e le fa brillare. Il segreto dell’arte alchemica e d’ogni sapienza  sta nella capacità di intuire con esaltazione questa mano solerte, invisibile ai distratti e ai tristi.”

Come il Mondo è costruito sulla base dei quattro elementi tradizionali, l’Io, con l’aiuto della coscienza, costruisce il mondo con quelli che conserva al suo interno, essi sono anche i canali di percezione, possiamo vederle in Alchimia Spirituale di Ambelain e nello stesso libro citato di Elemire Zolla. E così anche i quattro elementi non sono solo, come abbiamo detto, elementi naturali, o qualità psicologiche dell’uomo o porte d’ingresso; essi rappresentano anche le quattro chiavi di lettura per il Mondo, che lo stesso Dante nel Convivio ha preso in prestito dall’ermetismo e dalla cabala ebraica.

  • L’elemento terra è la lettera o la cosa o l’oggetto o l’avvenimento.
  • L’acqua è la morale o l’emozione.
  • L’aria è l’allegoria o il simbolo
  • Il fuoco è l’analogia o archetipo.

Il mondo quindi è il frutto di un Mito personale o familiare o volendo di un’intera nazione. Ma da dove vengono questi miti? Adolf Bastian scrisse che sono Idee Elementari che corrispondono ai Logoi spermatikoi, disposizioni spirituali (o psichiche) germinali sulle quali si è sviluppata organicamente l’intera struttura sociale e come tali dovrebbero servire di base alla ricerca induttiva.

Concludendo, ogni individuo si plasma un’immagine del mondo. L’operazione da compiere, la più complessa e lunga di tutte, è quella di estrarre il sottile (lo Spirito) dallo spesso (Materia). Citando grossolanamente Jean Fabre Pierre: l’alchimia non è soltanto un’arte o una scienza per insegnare la trasmutazione metallica, ma una vera e solida scienza che insegna a conoscere il centro di ogni cosa, ciò che nel linguaggio divino si chiama Spirito di Vita. Questo vuol dire lavorare sulle acque interiori, ovvero prosciugare quella zona umida, per fa uscire l’asciutto. Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano) scrive in medicina Ermetica ( edito postumo nel 1983): “La nostra filosofia ieratica o semplicemente pitagorica ammette come fondamentale l’idea che in noi una parte è antica e una seconda è recentissima. Questa parte antica (l’uomo storico)ne è il midollo, il centro, la fava dell’uomo esteriormente visibile, ragionante, non una coscienza formata dalle sensazioni e dall’adattamento della sua mentalità all’ambiente in cui opera. L’incosciente, il subcosciente e il subliminale appartengono a quel campo astrale che è in noi  da cui stillano di tanto in tanto tutte le meraviglie o i disordini più inconcepibili: la favilla del genio o l’esagerazione della follia”.


Autore: Salvatore Parola

In copertina: “Androgino”, illustrazione originale di Salvatore Parola.

Redazione

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