Quaerere consiglia – Settimana n. 4

Quarta puntata della rubrica “Quaerere consiglia”: una volta a settimana, per tutta l’estate, un membro a turno della redazione darà i suoi consigli letterari per l’estate: sette libri per sette giorni, così da dare degli spunti di lettura di ogni genere e sorta. Questa è la settimana n. 4, clicca qui per leggere i consigli della scorsa settimana. Ti aspettiamo ogni lunedì per nuovi consigli letterari fino a settembre!

1. Italo Calvino, Palomar

Spesso dimenticato quando si citano i grandi capolavori di Calvino, Palomar – per chi scrive – ha sicuramente un posto speciale all’interno della produzione di questo autore. Il signor Palomar studia la realtà andando alla ricerca di qualcosa. Per lui assume una grande rilevanza anche il volo degli uccelli, o il modo in cui le tartarughe si accoppiano o, ancora, il comportamento delle persone in un negozio di alimentari. Il testo, si noterà, segue una sorta di percorso ascendente: si percepisce che le ricerche di Palomar sono volte a qualcosa di più ampio del singolo evento analizzato, e infatti si giungerà all’indagine dell’interiorità del protagonista, in cui si riverbera l’interezza dell’universo come in una sorta di specchio. Avvertenza: per apprezzare appieno il testo è bene leggere attentamente anche la prefazione scritta dall’autore stesso.

2. Muriel Barbey, L’eleganza del riccio

Paloma frequenta le medie, vive in un lussuoso palazzo della Parigi bene, ma qualcosa la turba. Non vuole finire a fare la vita degli adulti, da lei considerati come pesci esagitati che si muovono freneticamente in un acquario. Decide quindi di togliersi la vita. La narrazione e la vita di Paloma prendono una piega diversa quando questa stringe una profonda amicizia con la portinaia del suo palazzo. La trama, così delineata, può far pensare a una sorta di young adult piuttosto macabro, in realtà l’autrice, che ha una formazione filosofica alle spalle, inserisce interessantissime riflessioni esistenziali mutuate dalla letteratura, specie quella russa, dalla filosofia continentale occidentale e dal coacervo di filosofie e dottrine orientali. In particolare, le pagine dedicate al bello e alla bellezza da sole rendono il testo valevole di considerazione.

3. Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River

Morti che parlano. Letteralmente. Le poesie di questa raccolta narrano la vita di coloro che hanno abitato la cittadina di Spoon River e ora si trovano tutti nello stesso luogo: il cimitero. I nomi sulle lapidi, interrogati dal lettore, raccontano la propria storia, i propri dolori e piaceri. Si scoprono tresche da sempre tenute nascoste agli occhi dei vivi, punti di vista differenti sul medesimo fatto e amori mai nati. La lettura è una passeggiata metaforica con le anime degli abitanti che tentano, o sperano, di insegnarci qualcosa o, almeno, di lasciarci in custodia segreti mai rivelati. L’idea di dar voce a coloro che se ne sono andati (ma hanno ancora qualcosa da dire) è geniale, i temi trattati sono i più disparati: da fatti di normale amministrazione di un piccolo villaggio al libero arbitrio.

4. François Cheng, Cinque meditazioni sulla bellezza

Il breve saggio di Cheng, letterato e filosofo cinese naturalizzato francese, si presenta come un meraviglioso connubio tra la tradizione filosofica occidentale e la weltanschauung tipica della cultura cinese. Nel testo sono toccati vari elementi che da sempre sono accostati alle riflessioni sul bello: il binomio etica-estetica, il rapporto tra il bello e il male, l’utilità della bellezza, o ancora, il ruolo fondamentale della dimensione temporale nell’esperienza estetica e il potere profondamente trasformativo di quest’ultima. “In questi tempi di miserie onnipresenti, violenze cieche, catastrofi naturali o ecologiche, parlare di bellezza può sembrare incongruo sconveniente e persino provocatorio” – scrive Cheng – eppure

5. Elias Canetti, Auto da fé

(Il titolo in lingua originale è Die Blendung – L’accecamento): l’unico romanzo di Elias Canetti. Un libro scomodo, veramente difficile da digerire. Kien è un professore, un sinologo, piuttosto scorbutico, deciso a impegnare la sua intera vita nello studio. Non esce mai di casa, le relazioni umane sono un ostacolo al suo impegno. Si chiude per l’intera giornata nel suo appartamento ricolmo di libri – gli unici esseri degni del suo amore – e non lascia che la vita lo disturbi. La routine di Kien muta quando, in cerca di una nuova domestica, assume Therese. Da qui in poi il testo diventa l’attestazione di come il mondo e la vita si vendicano contro colui che ha cercato di eluderli. Ciò che succede a Kien è fastidioso, ingiusto: è davvero troppo! Per me, proseguire con la lettura non è stato semplice, l’idea di una tale furia vendicativa dell’universo nei confronti del professore mi ha più volte paralizzato e fatto temporaneamente desistere. C’è però qualcosa di geniale in questo testo, ossia la scansione in tre parti proposta da Canetti: “Una testa senza mondo”, “Un mondo senza testa”, “Il mondo nella testa”, e leggendo si capirà quanto precisa sia questa successione.

6. Novalis, Inni alla Notte

Qui si passa a un genere completamente diverso. Siamo in pieno romanticismo tedesco, Novalis è amico dei fratelli Schlegel e si immerge completamente nello spirito della Progressive Universal Poesie da loro professata. Gli Inni alla Notte sono cinque, ma i primi due, da soli, valgono tutto il testo. Dopo un secolo in cui l’illuminismo ha elogiato la luce e disprezzato le tenebre, Novalis imprime un cambio di rotta radicale. Il primo testo parte esattamente con una adorazione della luce e del giorno, ma soltanto in quanto espediente per mostrare l’ancor maggiore splendore della notte. Ci sono qui dei versi iconici, dedicati all’amata che si va cercando nella notte, precisamente, nelle tenebre della morte. Al testo va data una possibilità se non altro per godere della più compiuta espressione di romanticismo tedesco letterario di cui possiamo disporre!

7. Dino Buzzati, Un amore

Buzzati non è solito scrivere d’amore, questa infatti è una storia d’amore piuttosto singolare. Un cinquantenne milanese che è uso frequentare prostitute d’alto borgo si innamora di una di loro, Laide, fresca e giovane ballerina. L’amore dell’uomo, ovviamente, non è pienamente ricambiato, ma la loro frequentazione continua a lungo. La grandezza di questo testo sta, in particolare, in due o tre pagine dedicate all’amore, a cosa provoca la condizione dell’innamoramento alla percezione che uno ha di sé, del mondo, della natura. Si dice, in queste pagine, di una tensione universale che punta proprio all’oggetto d’amore.
È un libro diverso da quelli più conosciuti di Buzzati, ma non per questo dimenticabile.

Marina Messeri

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