The Love Hypothesis

Un giorno sei una giovane padawan fan di Star Wars seduta sul letto a gambe incrociate, laptop in grembo e tante idee per un universo alternativo meticolosamente costruito in cui la protagonista e l’antagonista della nuova trilogia sono scienziati destinati a vivere una storia d’amore epica (perché il materiale canonico non è stato affatto gentile con loro), e nel giro di un annetto ti ritrovi in top ten nella classifica dei bestseller in paperback e digitali del New York Times.

È successo ad Ali Hazelwood, autrice statunitense fresca di lancio sul mercato letterario con “The Love Hypothesis”, edito per Berkley e presto in arrivo anche in Uk per Little, Brown/Sphere. Una commedia romantica che si muove tra provette ed alambicchi e racconta la storia di Olive, giovane dottoranda che nel tentativo di convincere la sua migliore amica di star frequentando un ragazzo si ritrova a baciare il primo uomo che le capita a tiro. Solo che quell’uomo è Adam Carlsen, giovane docente che nonostante la fama non esattamente lusinghiera accetta di essere il suo finto fidanzato. Ed è soltanto l’inizio di un uragano di emozioni raccontate dal punto di vista di Olive, che dovrà imparare a lasciarsi andare e mettere da parte ciò in cui ha creduto sino all’incontro con Adam.

Fin dall’immagine di copertina, l’ispirazione è chiarissima: potrebbe facilmente essere una delle migliaia di fan art su Rey e Kylo Ren, personaggi principali della nuova trilogia di Star Wars, calati in un contesto più familiare per il lettore non addetto ai lavori. Che a volte le fan fiction più elaborate diventino libri non è una novità, soprattutto nella fascia young adult: al di là del dibattutissimo “50 sfumature di grigio” e relativi seguiti, un esempio più nobile è quello di Cassandra Clare, conosciuta per la sua serie urban fantasy “Shadowhunters”. La saga, pur non essendo una traslazione diretta delle pubblicazioni libere di Clare, risente pienamente degli echi di un esperimento curioso condotto dalla stessa – la “Draco Trilogy”, una trilogia di storie dedicata alla figura di Draco Malfoy, che riscrive gli ultimi tre libri di Harry Potter dal punto di vista dell’antagonista, offrendo al lettore una prospettiva inedita ed un approfondimento su un personaggio controverso. I tropi che torneranno nella saga di “Shadowhunters” sono tutti lì: triangoli amorosi, sottotesto omoerotico (che diventerà testo esplicito nei lavori originali dell’autrice), vestiario trasgressivo.

Il vestiario non è un dettaglio irrilevante: sarà proprio dalla “Draco Trilogy”, obliterata da ogni spazio online durante la grande purga della piattaforma di blogging LiveJournal attorno al 2007, che nascerà il tropo “Draco In Leather Pants”, che non fa riferimento solo all’abbigliamento sexy del protagonista-antagonista, ma all’idea di un personaggio moralmente ambiguo (se non addirittura cattivo) a cui viene dato un approfondimento che ribalta la visione originale della storia, rendendo il personaggio in questione un martire o un oggetto del desiderio.

Il personaggio di Kylo Ren, soprattutto a seguito delle novità introdotte nel secondo capitolo della nuova trilogia, è stato sottoposto ad un trattamento simile: i crimini commessi sono sospesi alla bilancia con la sua storia drammatica e i suoi sentimenti per la protagonista, Rey. Chi ha amato la dinamica tra i due personaggi – i cosiddetti “Reylo” – si è concesso a volte la libertà di prendere ciò che interessava loro della coppia e traslarlo in un ambiente più familiare. È così che ha fatto anche Ali Hazelwood: da scienziata, ha voluto narrare una storia dal punto di vista di una donna che lavora in campo scientifico, e renderla protagonista di un’avventura romantica divertente ed emozionante. La gratitudine alla fan fiction come medium resta intatta: Hazelwood, pur avendo rimosso dall’archivio Archive of Our Own la storia che ha dato origine a “The Love Hypothesis”, ha lasciato attivo il suo profilo e, se vorrà, continuerà a pubblicare storie sui suoi personaggi preferiti.

Forte della sua media di 4.9 punti su 5 su Goodreads, su un totale di più di quattromila recensioni, Hazelwood può considerarsi un successo editoriale e dormire sonni tranquilli, giusto?

Quando si scrivono storie Reylo, in realtà, non è così semplice. Nelle settimane precedenti al lancio ufficiale sul mercato, “The Love Hypothesis” è girato tra le mani di alcuni book blogger che, ignari delle origini del libro, ne hanno tessuto le lodi in quanto commedia leggera e frizzante. Questo, naturalmente, fin quando non sono venuti a conoscenza dell’oscuro segreto del libro: ecco allora che iniziano le crisi di panico, l’autoflagellazione su Twitter per aver ceduto alle lusinghe di una coppia eterosessuale malsana, gli strepiti, le accuse di pubblicità ingannevole – perché agli ignari recensori è stata venduta una celebrazione dell’abuso travestita da commedia romantica.

Questi movimenti del web, pur contenuti, hanno contribuito all’eterna discussione attorno ad una delle coppie più amate e più odiate dell’attuale panorama web. Uno studio quinquennale amatoriale (https://mythdemeanors.medium.com/when-systemic-hatred-of-women-online-goes-unnoticed-what-does-it-say-about-us-930cccb683e0) condotto dall’utente K.M.M. e pubblicato sulla piattaforma Medium ha portato alla luce una quantità esorbitante di commenti minacciosi rivolti ai fan della Reylo, che oltre ad essere accusati di essere “inquietanti apologeti dello stupro” – volendo parafrasare la critica statunitense Lilly Orchard, che della mentalità anti-Reylo ha fatto un tratto distintivo della sua personalità online – sono stati accusati di essere intrinsecamente razzisti, minacciati di morte, molestati sino alla disattivazione degli account. Esistono interi account su Tumblr e Twitter dedicati alla demolizione della Reylo e dei suoi fan, in quanto coppia antifemminista, rinforzo dei ruoli di genere patriarcali e omofobia latente. Ciononostante, e nonostante il malcontento dei fan Reylo in seguito al finale della trilogia uscito alla fine del 2019, la coppia ha scalato la classifica web delle coppie più popolari, riuscendo a piazzarsi al primo posto. Il prezzo è stato la salute mentale di molti fan, costretti in seguito alle minacce a disattivare i propri social o a ricorrere ad aiuti medici, dal momento che fin troppi messaggi contenevano inviti espliciti al suicidio o auguri di abusi sessuali di vario genere.

In questo caos generato dall’atteggiamento aggressivo e misogino degli anti-Reylo, che hanno come target favorito le donne pur essendo essi stessi in gran parte donne, dove si colloca un’opera come “The Love Hypothesis”, che fa del suo essere nata come storia non-profit scritta per il piacere personale dell’autrice e dei fan il suo punto di forza?

La posizione rispetto alla discussione generale sembrerebbe essere periferica. Il meccanismo principale del genere Alternative Universe è proprio questo: mantenere i tratti salienti di personaggi e dinamiche che si amano e traslarli in un contesto “altro” da loro. Che sia vicino alla vita di un autore o meno, diventa secondario. Nel momento in cui si riduce un personaggio all’osso per trasferirlo altrove rispetto al canone dal quale proviene, restano una serie di caratteristiche che si adattano a qualsiasi personaggio, rientrando nella riduzione ad archetipo – e due personaggi facenti capo ad uno stesso archetipo saranno due persone diversissime. Adam, al contrario di Ben Solo, non imbraccerà mai una spada laser e non commetterà mai crimini di guerra, ma resta un ragazzo fragile con difficoltà a contenere le proprie emozioni. Olive non dovrà scavare nei rottami per guadagnarsi un tozzo di pane e non si addestrerà mai con Luke Skywalker, ma sentirà la stessa, profonda solitudine di Rey e il suo desiderio di trovare il suo posto nel mondo.

A prescindere dalla conoscenza che il lettore ha del materiale originale, dunque, Ali Hazelwood ha compiuto un’operazione di storytelling piuttosto comune. Le problematiche varie ed eventuali della dinamica originale non vengono traslate nel contesto del libro, perché si tratta di realtà completamente avulse l’una dall’altra. È il sentimento suscitato da quella stessa dinamica a venir traslato nella nuova storia.

“The Love Hypothesis” è un caso editoriale interessante non solo per i flussi di commenti e le discussioni che ha generato, e perché dimostra ancora una volta che il medium narrativo trasformativo può essere un ottimo materiale di partenza per un’opera destinata ad un più vasto pubblico, ma anche perché, traendo forza dalla freschezza del materiale originale e dall’attività del fandom, ha creato un bacino di lettori entusiasti, pronti a supportare un’autrice che “ce l’ha fatta”. Con buona pace di chi sfoglia il codice penale in cerca dell’accusa più grave da lanciare a chi apprezza dinamiche fittizie con un minimo di conflitto interno.


Marilù Rescigno, classe 1994, sviluppa una fissazione per la narrativa vista da ogni angolazione possibile più o meno nello stesso periodo in cui impara a distinguere le lettere. Dopo aver trascorso gli anni formativi a divorare libri, imparare a menadito il palinsesto di Bim Bum Bam! e cercare di mettere su carta qualsiasi cosa uscisse dalla sua testa sotto forma di scarabocchi o racconti (fan fiction incluse), consegue una laurea magistrale in Filologia Moderna e un master in Giornalismo. Attualmente collabora con il Quotidiano del Sud (Edizione Salerno) e straparla di cinema, narrativa, saggistica e arte varia, sperando un giorno di entrare nella writing room di un programma televisivo. Possibilmente al fianco di Valerio Lundini.

Redazione

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