“La ferita” di Lucio Leone: un senso di vertigine

Lucio Leone, La ferita
Polidoro Editore, 2021

L’uomo che racconta questa storia fa un lavoro delicato, fragile e importante: cerca di salvare chi non c’è più, insinuandosi nelle ferite di chi si è tolto la vita e di riparare ai gesti estremi, colpevoli. In altre parole, l’uomo che ci parla si immerge nei tagli dei suicidi per sostituire il male con qualcosa di più dolce, di accettabile forse. Questo è il protagonista del nuovo romanzo di Lucio Leone: “La ferita”, edito dalla Polidoro Editore.

Già solo per questo mestiere inconsueto – ma necessario, quasi divino – si prova un’empatia spontanea nei confronti del protagonista. Ma un senso di inquietezza e fretta ci dice anche che qualcosa sta per accadere a quest’uomo: lo annuncia già il numero “-26” che nomina il primo capitolo e che segna l’inizio di un countdown alla rovescia. Ci ritroviamo presto a fare i conti, insieme al protagonista, con una nuova ferita: questo libro narra di un percorso interiore proiettato verso ciò che c’è fuori, esteriorizzato tramite i corpi degli altri.

Ciò che colpisce di questo testo è il linguaggio sinuoso, carico di senso che Leone utilizza per parlare e far parlare il suo protagonista; ci ritroviamo immersi in descrizioni ampie e, contemporaneamente, assistiamo senza mediazioni al discorso interiore del protagonista, entità quasi divina che conversa con sé stessa su ciò che gli accade, regalando al lettore riflessioni preziose.

Il fatto che il romanzo sia così breve non scalfisce né svilisce il contenuto – letterario e filosofico – del testo, neanche un po’: anzi, sorprende in positivo che l’autore sia riuscito a spaziare così tanto con il linguaggio. Per poter far questo ci vuole anzitutto precisione: si devono scegliere le parole con una cura chirurgica, bisogna saper tagliare dove è necessario. Leone ha una evidente abilità in questo, un po’ come il suo protagonista. Questo testo è una grande prova di intelligenza emotiva.

Questo romanzo è intenso come una vertigine, trascina il lettore in una situazione surreale solo per poterlo mettere di fronte alle sue paure e alla sua estrema umanità. Concludendo con una citazione: “Cosa si prova a gettarsi nel vuoto?“. Se lo chiede il protagonista, quasi con morbosa curiosità, ed è la domanda che risuona, che deve risuonare nel lettore a ogni passo dentro questa storia.

Clelia Attanasio

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