Da quando il figlio è morto sono passati vent’anni, ormai: lui vorrebbe smettere di soffrire, ma sua moglie non è d’accordo. Allora intreccia le dita delle mani dietro la schiena e come suo solito s’incammina len-ta-men-te len-ta-men-te len-ta-men-te. CondividiFacebookTwitterEmailRedditTumblrLinkedin
Tag: Racconti
Espansa muffa policefala fa rete di noi fra le mura del mondo. Chiamata, chiamare a raccolta, al risuonare del flauto seguiamo vie di funghi e licheni e al crepuscolo giungiamo all’etereo tempio Aurora. Compariamo, sparsi e dispersi, secondo silenti simmetrie…
Il segnale delle cinture di sicurezza si spense appena l’aereo raggiunse la quota di volo. Il mio vicino di posto non aspettò un secondo di più. CondividiFacebookTwitterEmailRedditTumblrLinkedin
Quel vicolo era stretto e buio come il buco del culo. Quella sera tornavo da una giornata piena: ero riuscito a parlare con lei, Katie, l’ultima persona che aveva visto Malcom prima che collassasse a terra. CondividiFacebookTwitterEmailRedditTumblrLinkedin
Inutile farsi prendere dall’ansia, adesso. La verità è che è colpa mia, non imparo mai. Tenere un profilo basso, gli occhi e la bocca chiusi, farmi gli affari miei soprattutto perché a quarantotto anni il lavoro come buttafuori mi serve…
Per tutta la sera le hanno ripetuto di non allontanarsi. Di stare accanto ai suoi fratelli. Di non parlare con gli sconosciuti. Di non sporcarsi i vestiti. Di restare lì vicino, dove c’è l’ingresso e il grande falò intorno al…
Bologna, Porta San Mamolo Padre G. è basso, corpulento, occhi azzurri. Sui sessanta. Padre G. percorre la navata, accende alcune candele. Entra nel confessionale, si siede. Una voce sussurra in penombra. CondividiFacebookTwitterEmailRedditTumblrLinkedin
L’uomo che ormai ha preso il posto di Luca nel cuore di Clara è un batterista grosso e barbuto. Si chiama Giorgio. È lui che invita Luca a prendere qualcosa al bar. Clara tiene il capo chino, i bellissimi occhi…
Io mica la conoscevo bene. Quella Carla viveva nell’appartamento di fianco da due anni. O da tre. Da due o da tre? Allora, prima di lei in quell’appartamento ci stava Domenico, un avvocatuccio che lavorava per due lire in uno…
Ci eravamo incrociati per settimane, per mesi, negli angoli più disparati della città: al bar, alle poste, aspettando un bonifico che non arrivava mai. Ci sorridevamo così, quasi per sbaglio, diventando una presenza fissa nelle attese reciproche di una vita…
