“Tutto finisce con me” di Gabriele Esposito (Wojtek Edizioni) – Estratto

Gabriele Esposito, Tutto finisce con me
Wojtek Ed., 2022

Estratto dal capitolo 7

Ci ha fatto l’amore. Il Giova, non il dottor Corradini. Deve averla proprio sbattuta lì dove io mi sono limitato a masturbarmi, nel suo splendido ufficio. Focalizzo la scena, è proprio sulla moquette dove ho sparso il seme mio che lui deve aver mescolato i fluidi con la dirigente delle risorse umane. Vedo la scena con nitidezza, lui che le cinge la vita a fine colloquio, la mano rifiutata – due baci, piuttosto, dice lui, con piacere, dice lei – e lì la trappola, guancia evitata e dritto sulle labbra della donna, subito a inglobarle la lingua, la mano che scende disegnando l’intero vestito, me lo ricordo, a quadretti, stampato, niente di che, accendendo questa donna dimenticata dagli uomini. E mentre io ero lì, seduto in cattedra, cellulare nella sinistra e membro nella destra, che spandevo tutto il mio orgasmo sui post-it, lui stava nella stanza adiacente dentro di lei, muovendosi piano e forte, tirandole i capezzoli marroni per poi succhiarglieli con grande avidità. Me lo immagino, il Giova, alle prese con dimensioni molto più piccole di quelle della Grazia, e però comunque sapiente nel fare, nel procedere inesorabile verso l’appagamento totale del management.

Annuisco, sorrido a ogni parola della Virgulti, esalto la correttezza formale di ogni suo comportamento: un’apoteosi procedurale. Lei per un attimo si rilassa, mi sorride perfino, mi incoraggia, e nel suo sguardo deciso intravedo il momento del sabba, la celebrazione del Giova, lui che arriva a casa con lo champagne nella destra e la chiappa di lei nella sinistra, la Grazia che apre la porta, le donne che cominciano il rito sul divano mentre lui accende il fuoco nel caminetto e si leva il completo gessato con il quale ha ricevuto gli onori e mostra la pancetta e il petto cadente, ma alle due non interessa, lo coprono di baci e poi lo champagne viene spruzzato sui tappeti, sui muri, sui quadri grossolani; e bevono a garganella mentre nudi invocano e inneggiano a Dioniso: ed è un trionfo, un baccanale di corpi, qualcuno viene morso, forse lui, il divano immacolato si tinge di rosso, dolore sovrastato da risate e sospiri profondi, e poi il coito, e dai portafogli esce un tripudio di banconote fresche di stampa che si spargono per cadono poco più in là: subito tutto prende fuoco, le tende, la stanza, l’appartamento, il condominio. Urla. La gente in fuga. E tutto viene disinfettato nelle macerie tranne la loro carne, viva e guizzante, che continua imperterrita a trionfare e a godere a mia insaputa in una pioggia di sudore e sangue.

Redazione

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