L’ultimo libro di Sandro Campani non è un romanzo, o forse sì

Sandro Campani, Alzarsi presto. Il libro dei funghi (e di mio fratello)
Einaudi, 2023

Alzarsi presto. Il libro dei funghi (e di mio fratello) di Sandro Campani, edito da Einaudi, odora di boschi e montagne che sopravvivono all’uomo e al suo «demonio della vita accelerata». Non si tratta di un romanzo né di una raccolta di racconti, anche se alcuni capitoli ne ricordano la struttura. Allora cos’è il libro di Campani? Consiste in un puzzle narrativo che, pagina dopo pagina, ricompone e restituisce immagini e pensieri di un attento osservatore dei luoghi nei quali torna da grande per affiancare Pietro, il fratello minore che di mestiere fa il cercatore di funghi. I luoghi sono quelli dell’Appennino Tosco-Emiliano, confine in cui si mescolano linguaggi e vegetazioni, storie e tradizioni, scenari boschivi che cambiano colore e riverberi a seconda della stagione. Il tempo è quello dell’età adulta consapevole delle proprie origini, il ritmo quello delle camminate nei boschi, della vita umana in equilibrio precario con la natura che resiste e le sopravvive. Per le zone più impervie ci vuole esperienza, bisogna prevedere i cambiamenti di vegetazione e di visibilità, moderare il passo, aggirare pendii e canaloni. Per i funghi ci vuole istinto, la sapienza dei luoghi, la vista buona e l’intuizione; ci vuole memoria visiva e rispetto delle regole. E i cani con il loro fiuto, con il loro istinto per la terra e le fungaie, con il loro carattere che vale quanto quello dell’uomo a cui sono affezionati.

Che cos’è, dunque, questo libro? Direi, un luogo di ritrovamenti: non solo di funghi e tartufi, ma soprattutto di modi di procedere insieme, di una tessitura mnemonica comune, una grammatica familiare. C’è un legame che va oltre il sangue, fra Sandro e Pietro: è la corda tenace dei ricordi a cui tenersi aggrappati, la spola dei cani che fiutano e scodinzolano fra i passi dei due fratelli e fra certi cespugli sotto ai cerri, la grammatica familiare di un linguaggio che sa di borghi antichi, tradizioni e leggende.

L’infanzia qui non è narrata in modo canonico, Sandro Campani non ne fa un racconto lineare, ma la descrive attraverso la sua attenzione a cui non sfugge neanche un bisbiglio d’alberi, un piccolo brillio di foglia umida.

Dopo aver letto Alzarsi presto. Il libro dei funghi (e di mio fratello) viene da pensare a un bosco-narratore, con le sue querce da impiccato, i suoi spazi da condividere con intelligenza, le sue storie di abbandono e resistenza, la sopravvivenza oltre la vita umana che lo attraversa, a volte rispettosa e molte altre volte distruttiva. Campani osserva e ascolta e poi, attraverso il bosco, sussurra fra le pagine storie di bambini cresciuti all’aperto, di personaggi strambi, di pecore sfuggite ai lupi, di cerve che attraversano silenziose il camminamento; pretende da chi legge la stessa concentrazione necessaria a non farsi notare fra i cespugli, per non disturbare il bosco, per nascondere le proprie tracce ad altri cercatori di funghi.
Si potrebbe pensare che alla fine il premio di tanto camminare sia la fungaia generosa ed è proprio quello che sembra a una prima lettura. Ma se torniamo con calma fra le pagine, siamo certi del fatto che il vero premio per Sandro è invece la ricerca, il tempo che essa concede alla riscoperta del legame col fratello Pietro, con l’infanzia, con la terra che è tutta intorno, che sollecita e conduce a vivere passato e presente con riconoscenza e stupore.
C’è, quindi, un arco narrativo nel libro, sebbene non si tratti di un romanzo. Sandro Campani ricuce a ritroso la sua storia, della sua famiglia e del suo lessico, partendo dalla dimensione dell’ora e qui che si sperimenta camminando nei boschi.

Che cos’è, infine, questo libro? Il romanzo autobiografico, atipico e commovente di un autore che utilizza la propria scrittura per orientarsi e riposizionarsi in un luogo a cui tiene ma al quale forse sente di non appartenere: il bosco come suggestiva metafora del mondo.


Giusi D’Urso

Redazione

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