Peccato

Bastona l’anima, martella il cuore, pulsa nel cervello mentre pesanti le gambe arrancano: peccato, madre Sofia lo sente addosso, adesso.

Ogni passo è come trascinato in una pozza d’olio ma corre.

Inciampa e le ginocchia urtano la fredda pietra del chiostro.

Eccola, di fronte all’altare, si rivede genuflessa, le mani congiunte nella preghiera: il suo rifugio, anche quando le sue dita ancora corte si intrecciavano, nella sua stanza spoglia di giochi.  Poi lei, sola e prostrata, i gomiti minuti poggiati sul bordo del materasso, sopra le lenzuola ingiallite che suo padre le rimboccava la sera. Quelle mani pesanti, grandi, callose ma anche, a volte, così delicate e abili nello sfilarle la scucita biancheria a notte inoltrata. Strappata da un sonno oramai perso, anche negli anni avvenire.

Un calpestio alle spalle la richiama all’ora, al qui.

La tonaca è chiazzata sopra le ginocchia che sanguinano, ma si rialza.

Ricomincia la sua corsa malata: la meta è decisa.

«Fermati ti prego» la supplica Amedeo che tenta di raggiungerla zoppicando, ma la sua gamba malandata le cede il vantaggio.

Sofia si volta, squadra il volto del peccato: lussuria, la sua testa ne è la cassa di risonanza, tutto il resto è sottofondo sconvolto del passato, in un immeritato presente.

Porta i palmi delle mani alle tempie e preme con tutta la forza che non concede alle gambe.

La tonaca sfrega sulle ginocchia straziate dalle ferite e da un dolore meritato: germogliato dal seme raccattato del peccato.

Un bacio, si ripete, è solo un bacio: sì ma come quello di Giuda.

«Dove stai andando? Fermati per l’amor di Dio!»

Dio, pensa e soffoca un conato mentre un sapore acido le allaga il palato: il mio tutto che ho tradito. Lui che esiste in ogni cosa, ovunque: l’ha sempre saputo, percepito, sentito, il significato e il pieno che colma il vuoto di una realtà altrimenti misera. A Lui ha sempre chiesto aiuto, a Lui si è affidata e consegnata ma oramai, ne è certa, non l’ascolta più perché ha peccato. Tutta colpa di quegli occhi così profondi, di quel pentimento così sincero di un uomo che, giorno dopo giorno, le aveva confessato gli smarrimenti di una vita a lei ormai straniera. A ogni incontro percepiva che qualcosa, forse, le era mancato. Forse con troppa fretta aveva indossato quel velo dato che con troppo desiderio aveva cominciato ad attenderlo, il sabato pomeriggio, quando arrivava assieme ad altri fedeli. Intercettava quegli occhi in mezzo a tanti. A volte il suo sguardo inciampava sul volto spensierato di qualche ragazza, donna, bambina, sulle loro vesti: il giallo delle magliette, il blu delle gonne, i capelli curati. Eppure erano tutte lì come lei, credevano nello stesso Dio. Allora si poteva credere e vivere come loro? Si era punita di peccati non suoi come le aveva suggerito Amedeo? Quell’uomo che le infondeva così tanta fiducia, a cui si era aperta. Forse non era peccato amare lui, bastava amare di più Lui. Sì forse era così, anzi no come poteva aver tradito Dio con un semplice uomo dalla voce rassicurante, la stessa che adesso, all’improvviso, lacera il velo dei pensieri, dei ricordi, urlando «fermarti!»

Affannata, calpesta ora le foglie umide del sottobosco, la pendenza del terreno rallenta, ma non arresta la sua corsa su quel sentiero: lo stesso che tante volte ha percorso con in mano una candela, il passo lento della Fede, la preghiera in bocca e nel cuore, la Croce con il Cristo di legno davanti. La stessa Croce, che ben piantata nella pietra, delimita l’estremo pezzo di terreno roccioso prima del vuoto, là dove i pellegrini e i fedeli si fermano a un paio di metri dal dirupo, per timore della vertigine.

Madre Sofia sfiora il legno della Croce, azzarda ma non riesce ad alzare gli occhi verso quel volto reclinato e sofferente.

Lussuria, peccato.

«No! No! No!» si sgola Amedeo, allungando una mano vicina ma ancora troppo distante.

Sofia si lascia il Cristo alle spalle.


Pierandrea Ranicchi è nato nel 1979. Ha pubblicato un romanzo, alcuni racconti su riviste letterarie, tra cui Risme, StreetBook Magazine, Crack, Offline, il Colophon, Cedro mag. e in antologie della Giulio Perrone Editore. Da ottobre 2020 è rappresentato dall’Agenzia letteraria Kalama.

Redazione

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